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La Coppa si svolge sui terreni che fanno perno sulla zona di Lalinac, collaudata e ricchissima di starne, presenti ovunque in gran numero, e in vasti appezzamenti, che per la verità sono i più, in quantità addirittura esuberante. Il primo giorno la temperatura è di nuovo sensibilmente abbassata, rispetto al precedente, quando si godeva di un tepore a tratti quasi eccessivo; il vento, vivace sin dal mattino, avrà qualche fase di intensificazione col trascorrere delle ore, e comparirà a tratti una fastidiosa pioggerellina. Sedici le nazioni iscritte, con un totale di cinquantaquattro cani. Il nostro CT, Silvio Marelli, ha deciso la seguente formazione: i setter Picasso e Nosferatus di Val di Chiana, condotti da Scipioni, e i pointer Flok della Vertematese, condotto da Pezzotta, e Gilda del Sargiadae, condotta da Girandola. Riserve di gran lusso il magnifico setter Rico dei Dipinti, di Forti, e l’altrettanto splendida Cleo della Cervara, di Girandola.

Dopo una assai laconica e informale cerimonia di presentazione delle squadre, la carovana si sposta sui campi di gara. Al primo turno c’è da vedere un cane molto importante, che a me interessa in modo particolare, perché l’ho conosciuto e molto ammirato nel mese di ottobre in Polonia, il pointer Nadir di Ioanina, della squadra ellenica.. Ma oggi purtroppo il campione di Apostolakos si dimostra ben presto intemperante, approfondisce troppo la cerca e finisce col portarsi fuori mano. Anche la compagna di coppia, Mita, della Germania, soffre di difficoltà di collegamento.

Al terzo turno Annibal del Nenkowsky, pointer della Bulgaria, fornisce una apprezzabile prestazione, coronata da un buon punto.

Al quinto turno corrono due famosi trialer, onusti di gloria, i setter Radentis Milano, della squadra lituana, e Notado della Vecchia Irlanda, di Gibilterra. Due eccellenti campioni, dotati di stile e tipicità spiccata di galoppo. L’allievo di Garanzini svolge una magnifica cerca nella migliore nota, e si aggiudica un punto preso e risolto in ottimo stile. Quello di Baldoni esibisce una cerca amplissima, ma con qualche licenza, ed ha una ferma senza esito. Il turno è molto prolungato, e sul finire Milano sembra accusare un lieve comprensibile calo. Comunque, la sua prestazione appare nel complesso di ottimo livello.

Segue subito un altro attesissimo turno, che vede impegnato il fortissimo pointer della Signora Bloch Cattaneo, Adagio of Glenn Sheallag, condotto da Girandola per la compagine elvetica. Adagio appare subito in gran forma, la sua azione è energica e impetuosa, la cerca amplissima e ottimamente bilanciata sul vento. L’alunno di Girandola prende e risolve un punto in grandissimo stile. Rilanciato, prosegue la sua grande prestazione. A fine turno il cane apre un lacet chilometrico sul lato destro, al termine del quale scatta in ferma maestosa. Il conduttore si avvia a servirlo, ma il cammino da percorrere sembra non finire mai. A un certo punto, quando Stefano è ancora a qualche distanza dal cane, alcuni osservatori hanno la netta impressione di veder volare la coppia dinanzi al pointer, ma l’enorme distanza impedisce loro, pur dotati di potenti binocoli, di esserne certi. Ad ogni buon conto, il conduttore prova a far guidare il cane, ma nulla si palesa. E così, con ogni probabilità, il gran turno di Adagio si conclude con una ferma senza esito.

Ci spostiamo un po’, e ha inizio il settimo turno, quello di Meta del Duda, la nota pointer bianco-nera di allevamento e proprietà serba, condotta dal nostro ottimo Severino Traina, e dell’altrettanto celebre Quark, setter bianco-arancio della Grecia, condotto da Paris Eschini. Purtroppo, abbiamo la netta sensazione che il vento, in questo momento, sia mutevole, e ciò crea non pochi problemi ai cani: vediamo che i conduttori sono in difficoltà a inquadrarli sul terreno. Meta dimostra intelligenza cercando di adattarsi al meglio, e impostando una cerca obliqua, nel tentativo di sfruttare come possibile il vento. Ciò le consente di realizzare un buon punto, ma certo che la prestazione ne risulta penalizzata, non per sua colpa.

Cambio di terreni per il turno che vede impegnato il nostro primo e attesissimo portacolori, il pointer bianco-nero Flok della Vertematese, condotto da Ernesto Pezzotta, in coppia con il noto Palaziensis Brio, allievo di Girandola schierato dall’ Austria. La superiorità di Flok risulta subito evidente. Il cane dà la sensazione di essere in gran giornata, batte il terreno con impegno strenuo, aprendo una magnifica cerca, e appare concentrato e determinato al massimo. Ottimo il galoppo e splendido il portamento di testa, ritmo impressionante. In un turno senza pecca, il nostro pointer, non solo senza alcuna attenuazione, ma addirittura in crescendo, setaccia il terreno aggiudicandosi tre punti su altrettante coppie di starne, il che dimostra una sensazionale sicurezza. Unico rilievo, almeno un paio delle tre ferme sono scattate un po’ in leggera flessione degli arti, pur essendo presi sempre a lunghissima distanza. È pur vero che in entrambi i casi Flok, dopo i primi istanti di spasmodica flessione, riacquista subito una postura perfettamente eretta. Tuttavia, questo genera la preoccupazione, abbastanza diffusa tra gli spettatori, che la giuria possa in una certa misura penalizzare il cane, nel giudizio finale. Comunque, a parte la valutazione che potrà eventualmente essere fatta sulle ferme prese lievemente vicino a terra, tutto il resto è di livello eccezionale, e pone Flok tra i più autorevoli candidati alla vittoria. Ammirare un cane che a quella velocità, e con quel magnifico galoppo, esplora da vero trialer un immenso terreno e va a dama su tre coppie di starne con una sagacia e una decisione inaudite suscita sensazioni di indicibile bellezza.

Al turno seguente corrono Sting, per la Germania, e Banco du Mas du Zouave, per la Francia. Il setter evidenzia una notevole eleganza, ma il pointer francese, più maturo ed esperto, gli soffia il punto. A seguire, la Serbia guadagna ancora un altro punto con la buona pointer bianco-marrone Folly di Montale di Serbia, allevata dal carissimo amico Gianfranco Ferrari e affidata alla gran mano di Giorgio Baldoni.

Ed eccoci ad uno dei momenti più attesi, è il turno di Picasso, il setter italiano condotto da Scipioni, che corre con un altro gran setter, Ralf del Sargiadae, squisito bianco-marrone condotto da Livio Dotti per la rappresentativa spagnola. Sono impaziente di vedere che cosa ci ammannirà il formidabile alunno di Ademaro, da me conosciuto, e apprezzatissimo, in Polonia. Ma purtroppo oggi le cose si mettono subito male. Sganciato a sinistra, Picasso apre sino all’estremo, con azione strenua. Purtroppo, a un certo punto Ralf va in ferma: Picasso sembra seriamente intenzionato a consentire, ma poi ci ripensa e riparte. Non solo, ma andando avanti col turno, entrambi i cani sorpassano non una ma diverse coppie di starne, e vanno incontro alla definitiva eliminazione. Un forte rammarico pervade le fila di noi italiani, che vediamo sfumare le fondate speranze di piazzare, fin dal primo giorno, due colpi da ko che ci facessero dormire tranquilli.

La prima giornata si conclude con altri tre cani in classifica, ma con prestazioni di media caratura: Artur del Nenkowsky, Fjalar ed Hellenikis Bill.

Al mattino seguente, condizioni meteorologiche in ulteriore peggioramento: farà freddo e pioverà per quasi tutto il giorno. Al secondo turno mi piace moltissimo, in una piana sconfinata, il turno di Besinos Panthos, il setter greco condotto da Mavridis. Il figlio di Kapò, con azione molto brillante, spazia ariosamente e realizza un ottimo punto. Seguono Indio del Nocino e Tirano de Xeara. Indubbiamente bella la gara dell’alunno di Fabio Garanzini, ma turbata da una licenza sulla destra, che porta Indio fuori percorso, costringendolo a un vistoso rientro. Tirano, pointer di gran classe a gli ordini di Rico Garcia, non appare anch’esso del tutto immune da qualche intoppo, portandosi per breve tratto un po’ fuori dal controllo del conduttore. Poi si riprende e realizza un bel punto, che, unito alla sua indubbia classe, lo porterà certamente in alto nella classifica finale. Così si aggiunge un altro ostico cliente a impensierire il tifo italiano.

Al quinto turno si preannuncia grande spettacolo, con Asti de Akelarre, il sopraffino pointer spagnolo presentato da Luigi Taccon, e Magnum del Zagnis, francese fresco reduce dal CACIT nel campionato setter. E la prestazione dei due campioni sarà effettivamente meravigliosa, ma purtroppo senza punti all’attivo, e con una o due coppie palesatesi ai margini del terreno.

L’ottava coppia, quella che vede opposti Dum di Loro Piceno, potente setter tricolore condotto per la Svizzera da Livio Dotti, e Groom, pointer bianco-arancio della Serbia, condotto da Graziano Forti, darà grande spettacolo. Dum parte con una certa cautela, ma poi comincia a carburare in un magnifico crescendo, sciorinando una performance di altissimo livello per avidità d’azione e cerca amplissima e perfetta. Oltretutto, ci sarà anche il punto, di pregevole fattura. Groom, da parte sua, s’impegna anch’esso in un turno di altissimo spessore, e pare che sia riuscito anche a realizzare una ferma su starne, ma talmente lontano che non solo per noi del pubblico, ma purtroppo nemmeno per la giuria è stato possibile verificare con certezza. Quindi Groom sarà richiamato. Per il momento, scampato pericolo per la squadra azzurra, perché la Serbia aveva già due cani in classifica.

Si cambia terreno, e, dopo una frettolosa pausa, ci si porta in altra zona dove si accingono a riprendere le ostilità i cani del nono turno, Agata di Montale di Serbia, pointer bianco-nera condotta da Garanzini per la Lituania, e il noto Morgan Sandrisana, alfiere serbo, già vincitore del campionato europeo pointer dell’anno passato. Il bianco-marrone allievo di Simeons, pur non essendo in una delle sue giornate migliori, ferma e realizza una coppia di starne che s’invola a notevole distanza.

È finalmente la volta del nostro primo cane di questa seconda giornata. Scende in campo Gilda del Sargiadae, in coppia con un, per noi sconosciuto, Rijanis Adagio, della squadra Bulgara. Non c’è corsa, la Gilda divora il terreno con la sua inconfondibile grinta. Apre all’estremità destra, dove va a prendersi un gran punto. La splendida alunna di Girandola viene riportata a centro campo, e si riparte. Poco dopo, Rijanis Adagio va in ferma, mentre Gilda avrebbe forse tagliato in anticipo il suo lacet. Fatto sta che tra il pubblico, c’è qualcuno che avanza il dubbio che la nostra beniamina possa trovarsi in difficoltà con la giuria. Detto fatto, vediamo che i cani non vengono sganciati, ma ritornano mestamente alla base. Il cane bulgaro dovrà completare, mentre a Gilda viene per l’appunto addebitato il temuto trascuro. Io, sinceramente, non avevo valutato così la cosa, ma ovviamente da bordo campo, con la lontananza e la prospettiva appiattita e falsata dal binocolo, si hanno impressioni molto dubbie e da prendere con tutta la dovuta cautela. Evidentemente ha ragione la giuria, e anche quelli che, vicini a me, avevano visto assai meglio di me.

Nel turno seguente, Hectore del Zagnis, il trionfatore di Coppa 2010, fa una pregevolissima prestazione, ma ferma senza esito. C’è da dire, peraltro, che alcuni spettatori, degni della massima fiducia, giurano di aver visto volare le starne, non viste né dalla giuria, e nemmeno dal conduttore. Sta di fatto che per Hectore la Coppa quest’anno si chiude qui.

Il dodicesimo turno riserva le più forti emozioni per noi italiani. Tocca infatti a Nosferatus, la nostra ultima carta. Tutto si deciderà, riguardo alle sorti della nostra squadra, in questi pochi minuti. L’attesa, l’ansia, la tensione sono forti, e palpabili. Il cane di Scipioni è in coppia con una vecchia conoscenza, OK della Vecchia Irlanda, che corre per i colori iberici, un bravissimo setter, non più giovane, eroe di mille battaglie. Si ha immediatamente l’impressione che Nosferatus ingrani la presa diretta, ma anche OK è molto energico, e si preannuncia una battaglia scintillante. Il primo a fermare e risolvere è OK, dopo di che il setter della squadra italiana con tenacia e caparbietà va a prendersi un punto all’estrema destra, lontanissimo. Tutti noi, è naturale, restiamo in fremente attesa, mentre Scipioni impiega un tempo che in quei momenti ci pare interminabile a servire il cane. Ma Nosferatus rimane là sicuro e immobile ad attendere il suo conduttore, e quando questo finalmente arriva sul posto e si piazza alla coda del suo pupillo s’invola prontamente la coppia. Grande tripudio, ma ancora siamo appena a metà dell’opera. I cani vengono fatti ripartire, e si rimettono a battere il terreno pancia a terra. Nosferatus si porta sull’estremità sinistra, entra in emanazione, la rimonta filando armoniosamente in bella espressione, va avanti e infine scivola in ferma sicura. Il conduttore giunge a servirlo, e il punto si conclude nel migliore dei modi. Nel frattempo, anche OK ferma e risolve un’altra coppia. Stavolta il turno è finito, in molti raggiungiamo Ademaro che viene salutato al rientro da alte ovazioni che si levano da gli italici manipoli. Si cominciano a fare un po’ di conti, ma non bisogna mai dare niente di scontato fino a che la gara non è finita. Al turno successivo la francese Ava si aggiudica un punto, ma non può aspirare alle vette della classifica. Restano completamenti e richiami, tra i quali quello di Groom. Tuttavia, il pointer di Forti, anche disturbato dal compagno, incappa nell’errore, mettendo in volo una coppia inizialmente fermata, e così pone fine alle sue aspirazioni, e a quelle della squadra padrona di casa.

Il presidente di giuria, Guenaga, decreta la fine delle ostilità. La camera di consiglio non è lunghissima, ed eccoci al verdetto. Vince con il CACIT Nosferatus, la riserva a Dum e il terzo Eccellente a Flok. La Coppa è di nuovo saldamente nelle nostre mani.




CLASSIFICA


1° Ecc CAC CACIT Nosferatus di Val di Chiana, sim, cond. Scipioni, Italia

2° Ecc Ris CAC Ris CACIT Dum di Loro Piceno, sim, cond. Dotti Svizzera

3° Ecc Flok della Vertematese, ptm cond. Pezzotta Italia

Ecc Besinos Panthos, sim cond. Mavridis Grecia

Ecc Banco du Mas du Zouave, ptm cond. Teulieres Francia

Ecc OK della Vecchia Irlanda, sim cond. Baldoni Gibilterra

Ecc Adagio of Glenn Sheallag, ptm cond. Girandola Svizzera

Ecc Tirano de Xeara, ptm cond. Rico Garcia Spagna

MB Annibal del Nenkowsky, ptm cond. Gavrilovic Bulgaria

MB Meta del Duda, ptf cond. Traina Serbia

MB Folly di Montale di Serbia, ptf cond. Baldoni Serbia

MB Artur del Nenkowsky, ptm cond. Nenkowsky Bulgaria

MB Radentis Milano, sim cond. Garanzini Lituania

MB Fjalar, sif cond. Pianaro Belgio

MB Hellenic Bill, ptm cond. Katsaros Grecia

MB Ava della Pernice Rossa, ptf cond. Lanne Francia

MB Morgan Sandrisana, ptm cond. Simeons Serbia

B Rijanis Adagio, sim cond. Gavrilovic Bulgaria



CLASSIFICA A SQUADRE


1° ITALIA punti 20

2° SVIZZERA punti 18

3° SERBIA punti 12

4° GRECIA punti 11

4° FRANCIA punti 11

6° BULGARIA punti 10
 
 
 
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Derby 2011
 

Non esiste una gara che possa anche lontanamente essere paragonata al Derby, innanzitutto per il suo pregnante inarrivabile portato tecnico, e poi per il suo fascino, per la sua capacità di far convergere interesse e partecipazione, per l’atmosfera di attesa, speranze, curiosità. Il Derby è lo "state of the art” dell’allevamento italiano, il suo annuale "up-date”. Mi obbietterete: queste son cose dette e ridette, sapute e risapute, fritte e rifritte. Sì, d’accordo, ma non sono stantìe e superate, sono sempre invariabilmente attuali, e vere, e fondamentali. In un periodo in cui, ad onta di tante vuote parole, di tanto "politichese” a buon mercato, di tanta "vanity fair”, ci sarebbe un enorme bisogno di tornare alle nostre vecchie solide gloriose radici, di risvegliare una passione e un’alacrità, una fiducia e un senso di attivo coinvolgimento, che la nostra cinofilia, il nostro mondo, il nostro allevamento, le nostre migliaia e migliaia di appassionati, che ai cani dedicano gran parte della loro vita, non chiedono altro per poter ancora, nonostante tutto, dimostrare e mettere a prova, assistere a un Derby come quello corso alla Tollara dal 25 al 27 marzo fa rinascere entusiasmi sopiti, aspettative abbandonate, sogni accantonati, risveglia il fuoco che cova, sempre più flebilmente, sempre più soffocato, ma cova, sotto le ceneri. Nel 1994 non si poté correre il Derby, che fu, con provvedimento destituito di qualsiasi ragionevole giustificazione, rimandato all’anno dopo. Prima che questa insensata decisione venisse definitivamente adottata, ci fu chi propose di correre il Derby in Polonia, che, in quel momento, era all’apice del suo eccelso inimitabile fulgore. Fu opposto un assoluto diniego, che, in assenza di cause di forza maggiore, e in presenza di un’alternativa italiana, sarebbe potuto essere saggio e commendevole, ma solo per le motivazioni suddette. Che se erano valide allora, rimangono valide, se non di più, anche oggi.

Centotrentasei cani iscritti, quasi tutti presenti ai nastri di partenza. Tanti dilettanti, o "privati”, come vengono chiamati spesso con bizzarro appellativo, e praticamente tutti i nostri professionisti. Al Derby non si può mancare. Non possono mancare i cani, perché questa è la rassegna della verità. Questo è ciò che produce - nonostante tutto! - il più forte e prestigioso allevamento del mondo, questa è la crema che si ottiene da oltre quindicimila nuove nascite annuali. E non possono mancare i cinofili, siano essi conduttori, allevatori, giudici, tecnici, proprietari, appassionati, spettatori, curiosi, dirigenti: insomma, non importa a quale titolo, ma al Derby non si può mancare, a patto che non si debbano fare viaggi da cinquemila chilometri di strada e cinquemila euri di spesa!

Il Derby è il Congresso annuale della Società cinofila italiana.

Quello vero, l’unico vero, dove contano i fatti, non le chiacchiere, le ambizioni, le millanterie, gli interessi di parte.

Le consuete due batterie, giuria della prima presieduta da Oliviano Nobile, con Giovanni Bernabè ed Ermenegildo Bonfante, giuria della seconda presieduta da Franco Zurlini, con Gianluca Luconi e Giambattista Mantegari.

Terreni perfetti, ma con l’unico limite, che purtroppo caratterizza la Tollara, consistente nel fatto che è difficile seguire e veder bene molti turni. È pur vero che al Derby si va un po’ con lo spirito dei loggionisti del regio di Parma, i quali (almeno ai bei tempi) mangiavano e libavano beati, fino a che qualcuno avverte che Manrico sta per intonare "Di quella pira” e allora tutti alla balaustra!

È la stesso spirito che aleggia a Chantilly sul prato dei Condé, e più di tutto nel Surrey, a Epsom, dove i venti-trenta ettari racchiusi all’interno della pista sono invasi e gremiti fino all’ultimo esiguo spazio da amici e famiglie, accorsi da tutto il Regno Unito, che fin dal mattino bisbocciano in allegria, in attesa che vadano in scena i due minuti e mezzo del sacro rituale, destinato a incoronare il più forte puledro della generazione dei tre anni. Bisognerebbe che qualcuno un giorno si alzasse e dicesse: "Amici, sono dolente di informarvi che il Derby quest’anno sarà corso negli Emirati Arabi. Là ci sono i soldi, la passione, i più forti proprietari e allevatori, e magnifici ippodromi, dove già si corrono grandi corse. Non possiamo dir di no”. Sarei curioso.

Il clima dei grandi ippodromi emana un fascino irresistibile, dove si annullano contrasti e differenze di gruppo, di ceto e di casta, che naufragano, almeno per un giorno, nell’ardore di un fuoco che accomuna tutti, senza distinzioni. Come narra meravigliosamente Luigi Gianoli, Lord Exeter un giorno fu salutato, nel centro di Londra, da un bookmaker, un allibratore, che gli chiese come stava. Sua Signoria gli rispose altezzosamente che la faccenda non lo riguardava, perché la loro conoscenza si esauriva nel recinto del peso. Poco tempo dopo il nobiluomo si accingeva, ad Ascot, a fare una scommessa al picchetto, ma si sentì replicare che le sue scommesse potevano essere accettate solo alla Camera dei Lords. Diventarono, dice Gianoli, grandissimi e inseparabili amici.

Ma lasciamo stare il grande, e torniamo al nostro piccolo. Piccolissimo, ma amatissimo.

Sarebbe il caso che una volta mi decidessi a farla finita di far capire a ogni piè sospinto quanto siano immensi e incondizionati il mio amore e la mia passione, perché poi è troppo facile, per gli altri, approfittarsi di una condizione di così rara vulnerabilità! Ma che ci volete fare, è più forte di me. Ma, a ben guardare, è al tempo stesso anche la mia forza: nessuno, per quanti sforzi faccia, può pensare seriamente di riuscire a farmela passare!

Arrivato, in ritardo, sui campi di gara, a un certo punto ho visto, nel binocolo, apparire Pino Dellatorre. Il quale sapeva che uno dei principali miei motivi di interesse era vedere all’opera il suo Single della Cisa. Mi ha detto per telefono che mancava poco, e così mi sono fermato e siamo andati insieme ad attendere il momento tanto atteso. Strada facendo mi ha informato di aver già potuto assistere a sontuosi sfoggi di gran classe. Poco prima aveva corso, condotto da Valentino Morandini, un pointer bianco-arancio di nome Licinio, allevato da Alvaro Pica ed appartenente a Luigi Endrizzi. E Pino me lo ha descritto in termini più che entusiastici. Oltre a qualche altro cane, espressosi a livelli di eccellenza. Mentre aspettiamo, Angelo Testa entra in campo con un bel pointer al guinzaglio, un bianco-arancio figlio di Fiano del Volturno, di nome Giotto dei Mascii. Il quale parte bene, e mette subito in mostra un galoppo assai elegante. Poi ferma un fagiano e fa una breve rincorsa al frullo, che gli costa l’eliminazione. Arriva il turno di Single. Ma oggi la fortuna non è dalla sua parte. Gli tocca un terreno non ideale, ma soprattutto non è ideale la direzione del vento. Ragion per cui, il figlio di Rolan stenta ad inquadrarsi, risultando sacrificata l’esplorazione della parte destra del campo. A me comunque Single piace lo stesso, e parecchio, per la sua potenza, la meccanica e il portamento di testa, e mi rammarico molto che per lui il Derby finisca lì.

Un altro soggetto che ha suscitato unanime apprezzamento è stata una femmina pointer bianco-nera, Pupa del Galoppatore, presentata da Andrea Nuziata, che ha dimostrato di muoversi bene e di avere l’animus del trialer. Non passa molto tempo che arriva, trafelato ma raggiante, dall’altra batteria, la prima, Americo Procaccini. Ci narra felice che i due fratelli Picenum, Zafir e Zenek, alla mano di Davide Bruni, hanno dato spettacolo, strappando applausi a scena aperta. Ma ora tutti siamo in fremente attesa di vedere all’opera il loro fratello, Zivago, affidato ad Ernesto Pezzotta. Anche in questo caso il terreno non è il massimo. Ma il bel pointer lo affronta sicuro e maestoso, magistralmente condotto. Passano i minuti, il turno, in crescendo, si sviluppa in amplissima cerca, che a mano a mano allontana il cane dal nostro punto di osservazione. Zivago impressiona per la magnifica spinta e il regale portamento. A un tratto, già lontanissimo, scatta in ferma. Poi sembra ripartire, finché si blocca di nuovo, dando la netta sensazione di essere sul selvatico. Seguo la vicenda con grandissima attenzione e pari emozione. Ed è propria questa che mi tradisce: Zivago guida in stile, e alla fine, al limitare tra il verde e un arato, vola qualcosa, ratto e veloce, che scompare subito alla vista. Io sentenzio che son partite le starne, suscitando grande e comprensibile giubilo in chi mi sta vicino, in primo luogo, ovviamente, Americo. Il turno si concluderà alla grande. Ma purtroppo, accorsi a felicitarci, rimaniamo crudelmente delusi: non era una starna, ma una fagiana! A questo punto, tutto è rimandato al richiamo dell’indomani. Per qualche attimo ho sinceramente temuto che Americo mi bastonasse: se non l’ha fatto, e ne avrebbe avuto ben onde, è solo perché ancora credeva che si trattasse di uno scherzo, escogitato dal terribile Ernesto per tenerlo ancora un po’ sulle braci ardenti. C’è tempo per qualche altra bellissima esibizione, tra cui quelle di Liver della Regina del Bosco, setter condotto anch’esso da Pezzotta, che sfoggia un bel galoppo lineare e composto, e molta iniziativa, di Dino, pointer figlio di Sansone, condotto dal bravissimo Fabrizio Baraghini, e soprattutto dell’entusiasmante Robin Hood di Tramonte, pointer bianco-nero, figlio di Gaio, allevato da Pierdomenico Favaro, appartenente ad Aulo Toffolo e condotto da Morandini. Robin Hood sciorina un turno da manuale, sprizzando classe e potenza e temperamento da tutti i pori. Cala il sipario sui turni del Derby, raggiungiamo in fretta la Cascina Tollara, dove cerchiamo notizie della prima batteria. Qui si sta facendo gran festa per i turni, che ci dicono eccezionali, di diversi cani. In primis, di un setter di Paolo Scudiero, da lui stesso condotto, di nome Rapace del Sole, il sopraffino marchio di fabbrica del grande Ivo Geminiani, felicissimo. Poi c’è il pointer Luibor Flash, bianco-nero sempre di Scudiero, allevato da Luigi Borrelli e condotto da Rudy Lombardi. Mi avevano già parlato di questo cane, in termini egregi, e sono molto contento che abbia risposto in maniera così convincente. Ci sono stati anche due setter presentati da Targetti, due fratelli, Memo e Mio, che si sono magnificamente comportati. Poi il setter Gerico, che ha destato vivissima ammirazione, come immancabilmente accade quando Valerio Ronchi presenta, da par suo, un alunno al Derby. Poi il pointer Boss, figlio di Axel della Galluccia, schierato in campo da Luigi Taccon, di cui mi dicono mirabilie. Cerco di informarmi delle due femmine, tanto attese, di Stefano Girandola, entrambe figlie dello stallone fenomeno Zen del Feltrino, Daria della Cervara, sorella piena di Cleo, e Ria dei Boselli. Mi riferiscono che mentre Daria oggi non è riuscita ad esprimere tutto il suo enorme potenziale, Ria ha espletato un turno formidabile. Incontro anche Graziano Forti, il quale mi afferma che il suo Quark del Nocino, prole del grande Daly, si è comportato da gran trialer, ma ha poi commesso un errore. Il conduttore mi saluta esprimendo piena fiducia nel futuro del suo allievo. Sono molto contento per Severino Traina, quando mi parlano benissimo del suo pointer Luca dei Scaini, inclita progenie di due fuoriclasse, Prinz e Venere. Luca appartiene al Prof. Zacchello, che ripone in lui fervide speranze. Tra i protagonisti non manca mai Francesco Moretti, che piazza ai richiami Zac, un eccellente setter figlio del prediletto Valentino, fine stilista, per la soddisfazione dei due Collodoro, padre e figlio. Insomma, ho visto poco, ma le buone novelle fioccano. Bisogna citare anche Baro, un ottimo pointer allevato da Raffaello Cerretelli, appartenente a Luigi Del Duca, e condotto da Leonardo Burresi; Celin di Val Bruna, una setter gordon, condotta dal proprietario Gualtiero Quaglino; mi narrano cose molto belle di Sultano, pointer di Omar Dioni, figlio del suo Bill, condotto da Luigi Maggiolo; e della setter Foan Unga, presentata dal suo allevatore Antonio Fochesato; e di Ares, setter di Antonio Locatelli, allevato da Angelo Quarantini, e presentato da Rudy Lombardi. Sul far della sera si raduna una vera folla alla Tollara. Ci sono quasi tutti, occorrerebbe un’edizione straordinaria del "Gazzettino del bel mondo” per elencarli. Ci sono, indaffaratissimi, Mario Agosteo, Giuseppe Coti Zelati e, fresco reduce dalla bellissima vittoria della Coppa, Silvio Marelli. E Nicolotti, che sovraintende allo svolgimento dei turni. Ho trascorso molto tempo insieme con Alvaro Pica, grandissimo allevatore, e ne ho approfittato per trarne molti preziosi insegnamenti. Parlo a lungo con Richard Simeons, prestigioso allenatore che anche quest’anno presenta un nutrito lotto di allievi, come al solito, molto qualitativi, che sapranno certamente farsi valere. Interessanti colloqui, come sempre, con Giacomo Cantoni. C’è Rodolfo Grassi, l’infallibile penna della cinofilia, sempre affabile e cordiale, pronto a ritrarre da par suo le fasi salienti di questo grande meeting. C’è l’amico Ingegner Crosariol, anch’egli sempre presente. Sono felice di salutare i due ottimi delegati dell’ENCI, Paolo Andreini e Luigi Consonni, nonché l’impagabile Luca Mollo, funzionario ENCI di straordinaria efficienza e cortesia. Ci sono illustri eccezionali sportsmen e allevatori come Roberto Pedrazzetti, Orlando Fabbri, Luigi Parpajola, Angelo Mocchi, Claudio Macchiavelli, Vito Ragone, Giorgio Tombolan, il cui setter Dik del Giorton ha ottimamente figurato, condotto dal bravo Valentic. C’è Paolo Berlingozzi, con l’ormai onnipresente troupe di Sky TV. Saluto con grande piacere Libero Zagni, Giuliano Pasotti, Paris Eschini, Livio Dotti, Filippo Mattei, Angelo Barbieri, Domenico Petrella, Gian Paolo Spada, Alessandro Bollini e tanti, tantissimi altri, senza contare tutti quelli che, pur presenti, non ho potuto incontrare, nella gran folla degli appassionati. Mi dicono che sia andato alla grande anche un pointer condotto da Mauro Iazzetta, Delirio della Galluccia, un bel cane, tipico e distinto, figlio di Axel della Galluccia, allevato da Luca Simone e di sua proprietà.

Insomma, si farebbe molto prima a dire chi non c’era. Per tutti gli altri illustri partecipanti a questo Derby mi tocca scusarmi e rinviare i lettori al catalogo ufficiale della manifestazione.

La sera, siamo onorati di avere il privilegio di poterla piacevolissimamente trascorrere in compagnia dei Signori Endrizzi, e di altri gentilissimi amici. L’indomani mattina, si decideranno le sorti di questo Derby. Intanto godiamoci questi momenti felici, fatti di indimenticabile allegria e di abbandono a ciò che più ci piace, bei ricordi e grandi cani, fantastiche gare e celebri cucciolate.

Domenica mattina si riconferma che sono un po’ arrugginito, e non ho quella foga e quella tensione che in altre occasioni mi hanno condotto a cercar di non perdermi niente. Infatti, arrivo sul terreno quando Licinio, dopo una prima parte di livello eccezionale, comincia ad esagerare e se ne va fuori mano. Il che, manco a dirlo, appo noi, lungi dallo scandalizzarci, è anzi accolto come grande segno. Tutti i presenti, tra cui varie voci autorevolissime, sono concordi nel pronosticare a questo pointer un futuro radioso. Poi vedo il turno di Pupa del Galoppatore, femmina di grandi prospettive, che fa sudare le sette camicie a Nuziata per cercare di tenerla a bada. Quindi scende in campo Pezzotta con Zivago. Il pointer ribadisce mirabilmente la sua energia, la sua padronanza del terreno e del vento, e il suo invincibile desiderio di trovare. E finalmente arriva l’incontro, così agognato, a coronare una prestazione sopraffina. Zivago blocca in grande stile, e risolve, corretto. Non si descrive il tripudio al rientro del binomio. Mi affretto quanto posso a telefonare ad Americo, che sta seguendo l’altra batteria, ma c’è chi mi ha preceduto. I richiami si concludono con la spettacolare performance di Robin Hood di Tramonte. Mi dispiace immensamente che Pierdomenico Favaro sia dovuto rientrare a Padova per suoi impegni, perché sarebbe stata una grande gioia per lui, che pure è da sempre avvezzo a gli innumerevoli trionfi dei suoi campioni, assistere alla meravigliosa prestazione del suo allievo. Che ci ha tenuti con il fiato sospeso fino al termine del prolungato richiamo, nella mai sopita speranza che potesse incontrare le starne: sarebbe stato il meritato premio per un Derby corso alla grandissima dall’alunno di Morandini. Robin Hood ha dato lezione di mentalità, cerca e qualità, e sarà sicuramente un protagonista assoluto nei prossimi anni.

Finiti i richiami in questa batteria, provo a spostarmi nell’altra. Apprendo che Ria, di Girandola, ha fatto il punto nel richiamo, ribadendo le eccellenti note evidenziate nel turno, ma non è rimasta perfettamente corretta al frullo. Faccio in tempo ad assistere a gli ultimi due turni di richiamo, quello di Luibor Flash, e quello di Mio, di Targetti, che sfreccia come un missile, ma purtroppo senza incontrare. Poi, mentre non resisto alla tentazione di un frugale picnìc, un sempre più raggiante Americo mi informa, con entusiasmo al diapason, che anche Zenek, richiamato per la seconda volta, ha concluso con un gran punto: come dice lui, il Derby si concluderà con "una lotta fratricida”!

La folla si riversa alla Cascina, dove si svolgerà la sfida fatale. Il folto e trepidante pubblico si dispone lungo il campo prescelto per il turno di coppia. Nell’attesa, è divertente percepire, sia pure casualmente, alcuni commenti: non tutti fanno parte degli "addetti ai lavori”, ci sono anche neofiti o spettatori occasionali. C’è per esempio chi si chiede, fors’anche leggermente indispettito, come mai ci siano tre pointer qualificati, e nessun setter. Come se fosse colpa di qualcuno! Bisognerebbe che qualcuno spiegasse che le gare, tutte le gare, sono così, e in modo particolare il Derby, che da sempre vede, e direi necessariamente, una periodica alternanza delle due razze, del tutto casuale e fisiologica. Del resto, ai richiami sono andati setter quasi in egual misura ai pointer, per cui le cose sarebbero potute andare anche in modo del tutto opposto, senza che questa evenienza fortuita potesse in alcun modo scalfire il giudizio positivo sui cani che, pur non avendo la fortuna di incontrare, avevano messo comunque in mostra bellissime doti. Anche in questa, come nelle precedenti occasioni, le due razze si sono dimostrate, alla prova dei fatti, sostanzialmente equipotenti, senza né vinti né vincitori: i vincitori sono solo i singoli cani, indipendentemente dalla razza cui appartengono. Ci sarebbe semmai da chiedersi come facciano i pointer, con nascite che sono un quinto, un sesto dei setter, o giù di lì, a reggere costantemente il confronto. Ma questa è una faccenda ormai vecchia e ampiamente dibattuta, e non sapremmo, anche ora, come in altri casi, fornire ipotesi e interpretazioni che non siano già state più volte avanzate e proposte. Inutile perciò stare a ripetere che i setter, essendo una razza attualmente, e per me in gran parte inspiegabilmente, assai più diffusa tra i cacciatori, presentano forse un mosaico genetico più eterogeneo variegato e polimorfo, il che renderebbe automaticamente ragione del fatto che con minor frequenza nei setter possono nascere cani, altrettanto validi, ma mediamente meno spesso predisposti a riuscire dei trialer. Senza contare che, al prossimo Derby, molto probabilmente la situazione si presenterà del tutto rovesciata a favore dei setter, come è sempre accaduto, in un’alternanza continua di sorti e vicissitudini che, anch’essa, coopera ad aggiungere sale e interesse a una cosa già per di sé sapidissima e interessantissima. E senza contare un altro aspetto, già detto e ridetto, ma non per questo, secondo me, meno vero, e cioè che al Derby si accorre da ogni parte d’Italia non solo e non tanto per ammirare e acclamare chi vince, e chi va in classifica, ma soprattutto per vedere il giovane virgulto, setter o pointer che sia, con la vera stoffa del vero trialer. Sarà poi la successiva carriera a fare la cernita, con responsi che, al lungo andare, sono, non sempre, ma sovente, giusti e veritieri.

Già che siamo un po’ in tema, mi verrebbe a questo punto il destro di un’altra considerazione. Qualche mese fa, tornando dalla Polonia, mi pare che toccai questo argomento, in un breve scritto apparso sulla Gazzetta della Cinofilia. Si tratta di genealogie di pointer. Prendiamo i cani portati al richiamo. Se non erro, mi pare che siano in tutto ventidue: un setter gordon, otto setter inglesi e tredici pointer. Occupiamoci di questi, scorrendo nell’ordine i nomi dei richiamati, a cominciare dalla prima batteria. Boss: sua madre, Assia, è figlia di Ribot, il padre, Axel della Galluccia, è figlio di Fiano del Volturno, nipote di Ribot. Baro: discendente diretto di Ribot, nasce da Alpinensis Klarc, figlio di Ribot; inoltre, la madre di Klarc, Etual, è anch’essa nipote di Ribot. Ria dei Boselli: figlia di Zen del Feltrino, e quindi nipote diretta di Ribot; la madre, Bonny, è nipote di Romina, sorella di Ribot. Picenum Zafir e Picenum Zenek: discendenti diretti di Ribot, in quanto figli di Kaster, figlio di Ribot; la madre, Picenum Rosy, nasce da una nipote di Ribot. Luibor Flash: il padre, Sirio, è figlio di Ronaldo; la madre, Cica, nasce da Clery, nipote di Ribot. Seconda batteria. Licinio: figlio di Sansone e Zena, fratelli pieni, figli di Rio, figlio di Ribot. Picenum Zivago: vedi sopra. Dino: stesso discorso, figlio di Sansone, e quindi discendente diretto di Ribot. Robin Hood di Tramonte: nipote in linea retta di Ribot, in quanto figlio di Gaio. Di tredici pointer richiamati, dieci hanno Ribot nelle prime generazioni del pedigree, alcuni con inbred. Di questi dieci, sette maschi sono diretti continuatori della linea stalloniera di Ribot, essendone nipoti o pronipoti da parte di padre. La femmina Ria discende anch’essa in linea retta da Ribot, che ne è, anche nel suo caso, l’avo paterno. Attraverso quattro stalloni suoi figli, Alpinensis Klarc, Gaio, Kaster e Zen del Feltrino, e uno stallone suo nipote, Sansone, Ribot della Noce ha da solo portato al richiamo otto cani su ventidue, e otto pointer su tredici, e gioca un ruolo chiave nell’architettura genealogica di altri due. Credo di poter tranquillamente affermare che una situazione del genere non ha alcun paragonabile precedente nella storia, nemmeno ai tempi di Xocrate. E suscita almeno due riflessioni. La prima è che Ribot della Noce è stato per l’allevamento del pointer una forza prodigiosa, possente a tal punto da improntare in modo indelebile una lunga fase che si protrae ormai da anni, durerà ancora per chi sa quanto, e presumibilmente continuerà a far sentire i propri insigni effetti per sempre, come accade per i pochissimi stalloni caporazza capaci di determinare svolte decisive e permanenti. La seconda è che, accanto a questa inestimabile fortuna, accanto a questo patrimonio di cui avvalersi a piene mani, sorge anche l’esigenza di una certa attenzione, tale da far sì che lo strapotere genetico di Ribot non finisca con l’offuscare troppo altre preziose correnti, con associato il pericolo di un eccessivo inbreeding. Il sangue di Ribot è uno strumento preziosissimo che i nostri allevatori dovranno saper usare e dosare con misura e accortezza, valorizzandone le sterminate risorse e al tempo stesso unendolo ad altre linee valide e foriere di sostanza e qualità. Non dobbiamo diluire troppo la linea di Edo e di Islo, e dobbiamo continuare ad avvalerci di quelle, tanto feconde, di Sernos, Ardito, Hardy, Flash, Fauno eccetera. Almeno, questo è il mio parere.

Ma torniamo alla cronaca, siamo all’epilogo. L’ansia serpeggia nelle file guerriere assiepate lungo la strada. I due campioni, al guinzaglio di Davide Bruni ed Ernesto Pezzotta, entrano nell’arena. La giuria, a sezioni riunite, dà il segnale di battaglia. Il turno fluisce maestoso, all’inesorato ritmo scandito dai due contendenti, nessuno dei quali è intenzionato a cedere il passo, ma combatte strenuamente assetato di vittoria. Ora sale un brusio da gli astanti, si accavallano i commenti, i pareri, i pronostici. In quei brevi minuti, durante i quali l’attenzione di tutti è magicamente calamitata dal verde intenso dell’immenso campo di gara, ognuno in cuor suo si sente come se fosse il giudice gravato dall’alta responsabilità del decreto finale. Qual’è il più bel galoppo? Chi ha più cavalli e benzina nel suo potentissimo motore? Chi affronta con più coraggio e iniziativa il vento e il terreno? Di lì a poco saranno i giudici a dare la definitiva risposta. E fanno bene, molto bene, a prolungare la durata dell’acerrimo agone. Perché questo non è un barrage, questo ha da essere un turno di coppia, e finalmente, e lodevolmente, lo è. A un tratto si ode lo squillo di tromba, e tutta l’ingente tensione accumulata in quel breve trascorrer di tempo si scioglie spontaneamente in un lungo, scrosciante, sonoro, interminabile applauso che si prolunga a significare l’emozione, l’apprezzamento, la gioia di tutti. In quella ovazione si possono manifestamente leggere molti significati, molti messaggi. Non è solo l’espressione di come e quanto sia stato gradito quel bellissimo spettacolo, di quanto siano stati bravi e siano piaciuti i cani, e anche i loro abilissimi conduttori. Ci sono altre cose. C’è la soddisfazione di esserci, di aver visto, di poter ricordare e raccontare, l’orgoglio di aver partecipato, ognuno per i suoi motivi, per la sua passione, per la sua sete di cinofilia al massimo livello, poter narrare ai nipoti, nelle rigenti sere invernali seduti attorno al focolare, il grande e nobile duello che decise quel Derby bello e famoso, bello e famoso come tutti quelli che ci sono stati e quelli che dopo verranno, a scrivere la storia della nostra inesausta passione, e del nostro grande allevamento di setter e pointer.

S’intrecciano freneticamente i pareri e le opinioni: ma l’esito appare incerto e combattutissimo. Tutta la comitiva si trasferisce celermente nel piazzale predisposto al verdetto. Inizia a relazionare Oliviano Nobile, e lo fa con molta precisione, chiarezza, eloquenza ed eleganza. Poi la parola passa a Franco Zurlini, cui spetta anche, per diritto di anzianità, dar lettura della classifica finale. Il pubblico è numeroso, siamo piuttosto lontani, non è facile riuscire a udire bene tutto, ma sostanzialmente mi pare che la giuria si soffermi soprattutto a sottolineare le buone note evidenziate dai cani portati al richiamo, di cui abbiamo già cercato, in questa nostra cronaca, pur inevitabilmente lacunosa, di riferire nel miglior modo che ci è stato possibile.

Ma prima voglio citare il breve intervento fatto da Luigi Consonni, che appartiene senza ombra di dubbio alla ristretta coorte dei migliori cinofili che abbia mai conosciuto nella mia lunga militanza e frequentazione. E Consonni dice delle cose giustissime, che riscuotono il consenso e il plauso di tutti i presenti. Dice che questo Derby è stato un grande successo, merito principalmente di tutti coloro che si sono impegnati nell’organizzarlo, e in primo luogo di Elio Cantone. E aggiunge che da questo indubbio successo si devono trarre i conseguenti auspici, che la cinofilia italiana ritorni in Italia, o almeno anche in Italia, dove, e l’evidenza dei fatti sta lì concretamente ancora una volta a testimoniarlo, c’è tanta voglia e tanto desiderio di poter assistere a questo per noi inarrivabile spettacolo e condividere quella passione che, una volta tanto, ci ritrova tutti riuniti assieme.

Ma è il momento del gran finale: vince con il CAC Picenum Zenek, pointer maschio bianco-nero da Kaster e Picenum Rosy, da Picenum Layos, allevato da Americo Procaccini, proprietario Avv. Sergio Milia, conduttore Davide Bruni. Secondo, con la Riserva di CAC, il fratello, bianco-nero, Picenum Zivago, allevatore e proprietario Procaccini, conduttore Ernesto Pezzotta. CQN Ria dei Boselli, pointer femmina bianco-nera, da Zen del Feltrino e Bonny dei Boselli, da Milord di Groppo, allevatore Luigi Boselli, proprietario Angelo Mocchi, conduttore Stefano Girandola.

Prima di ripartire verso casa, mentre tuttora si festeggia tra lampi di foto e interviste televisive, scambio ancora qualche parola con Elio Cantone. E da questo colloquio, in cui, tanto per cambiare, ci troviamo completamente e assolutamente d’accordo, emergono né più né meno le stesse considerazioni che ho intenzione di apporre qui, a chiusura di questa mia cronaca. Questo Derby è stato bellissimo, tutto ha congiurato perché lo fosse: i terreni, l’organizzazione, la qualità dei cani, la partecipazione della gente. Sarebbe stato perfetto se ci fossero state più starne. Non si tratta di un dettaglio marginale, ma di una componente essenziale. Nella storia cinofila di questo nuovo secolo, ci sono stati, da questo punto di vista, due Derby strepitosi, i migliori da ricordare: quello del 2000 al Mezzano, e quello del 2006 a Mandrogne, con tanti incontri, tanta soddisfazione e tanti cani in classifica. Questo dimostra, inoppugnabilmente, che, se si vuole, si può. Se anche questo Derby 2011 avesse beneficiato dell’adozione, per quanto riguarda le starne, degli stessi metodi e criteri dei due Derby testé citati, sarebbe stato perfetto. È un discorso che io (ed Elio Cantone, a quel che ho capito, concorda in pieno con me, ma non solo lui) cerco ostinatamente di portare avanti da sempre, ho motivato e ribadito in una infinità di occasioni e circostanze, e non mi stancherò mai di ripeterlo, sempre pronto a fornire tutti i convincimenti, e anche gli elementi oggettivi, su cui si basa la mia opinione.

Il Derby è la festa di tutti, e tra i primi sono i conduttori e i proprietari. Ma al di sopra di tutto è la festa dell’allevamento e degli allevatori, e dunque onore e gloria all’ Ingegnere Americo Procaccini, che "giunge e tiene un premio ch’era follia sperar”. A lui, e alla sua gentile compagna Anna Gesiarz, che gli è vicina e lo aiuta e condivide con lui le gioie e la passione dell’allevamento, tutte le nostre più sentite, sincere, calorose felicitazioni.

Luigi Gianoli, nelle sue "Storie di Derby” narra episodi e particolari deliziosi. Dice anche che il sovrano "usava sempre invitare il proprietario del vincitore del Derby per porgergli di persona i suoi complimenti: il pranzo a Buckingam Palace era sempre splendido e degno di un re. Tutte le tappezzerie portavano i colori della scuderia vincitrice”. E narra anche che "il barone de Hirsch iscrisse nel Derby [1892, NdR] la sua meravigliosa La Fleche: tutte le somme che la cavalla aveva vinto nelle corse precedenti erano state donate dal barone a un’opera di carità. La Fleche finì sfortunata seconda nella grande corsa: il nobile versò ugualmente all’istituto di carità tutta la somma di denaro prevista per il vincitore. «I miei beneficiari non debbono pensare che La Fleche sia stata battuta nel Derby»”.

Una immane quantità di acqua è da allora passata sotto i ponti: il mondo è cambiato terribilmente. In matematica, una retta è individuata da due punti, che ne determinano la direzione. Poniamo che un punto sia in quei lontani ultimi anni del XIX° secolo, e un punto sia al giorno d’oggi. Da una parte la nobiltà, lo stile e la delicatezza del bel tempo che fu, dall’altra l’odierno squallore. Nella direzione della retta, ci si può spostare in un senso o nell’altro. Perché, mi chiedo, ci si deve muovere sempre in un verso, e mai, almeno una volta ogni tanto, in quello opposto?
 
 
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Gran Premio Oscar Monaco
(Giuria: Franco Zurlini, Paolo Berlingozzi, Gisueppe Bonacina, Paolo Verdiani)
 
1° Ecc CAC               Rapace del Sole     s.i.      Propr. Paolo Scudiero        Cond. Rodolfo Lombardi
 
2° Ecc 1^ Ris CAC      Bobo                   s.i.      Propr. Vittorio Barzaghi      Cond. Angelo Testa
 
3° Ecc 2^ Ris CAC      Eros del Sole        s.i.       Propr. Paolo Scudiero        Cond. Rodolfo Lombardi
 
    Ecc                      Cesare dei Mascii   pt       Propr. All.to dei Mascii       Cond. Davide Bruni
 
    Ecc                      Vasco del Frangio   pt       Propr. V. Morandini           Cond. Angelo Testa
 
    Ecc                      Paiper                  s.i.      Propr. F. Salatin              Cond. Rodolfo Lombardi
 
    Ecc                      Eugubium Dorian    pt        Propr. A. Benini               Cond. Francesco Moretti
 
    Ecc                      Ghibli                   pt        Propr. L.A. Endrizzi          Cond. Giacomo Cantoni
 
    Ecc                      Hacker                 s.i.      Propr. A. Locatelli            Cond. Rodolfo Lombardi


 

Nel novembre 2008 avevo avuto la mia prima e, fino a pochi giorni fa, unica esperienza di gare a grande cerca autunnali in Serbia. Per il resto, avevo frequentato le gare primaverili, sia come giudice che come spettatore. Trascorsi tre anni, sono tornato a giudicare in autunno. Inutile dire quale grande affollarsi di ricordi mi pervade ogni volta che ravviso quei luoghi ameni della prima gioventù: son cose che ho già rammentato più volte.

Mi hanno detto che da più di tre mesi e mezzo non è caduta una goccia d’acqua sui terreni di Niš. Il risultato è, grosso modo, questo: moltissimi terreni arati, molti dei quali durissimi, ma anche pochi erbai ricresciuti, e molte meno làppole. Visibilità e ampiezza migliori del solito. Ma anche, ovviamente, grosse difficoltà per i cani. Questo, complessivamente, il quadro della situazione, pur con una certa variabilità da zona a zona.

Organizzazione perfetta. I cinofili serbi sono ospitali, gentili, cordiali, efficienti come e più di sempre. Hanno una profonda tradizione e una altrettanto profonda cultura e competenza cinovenatoria e faunistica. I nostri addestratori sono ormai di casa, e anche questo facilita il compito.

Le starne sono un po’ dappertutto. In alcuni terreni in numero largamente sufficiente, in altri in numero talora quasi eccessivo. Sono però difficili da fermare, per diversi motivi. In primo luogo perché l’abnorme siccità ostacola indubbiamente le risorse olfattive dei cani. Poi perché la cerca è molto condizionata dalla maggiore o minore praticabilità degli arati. Inoltre, anche il comportamento e le abitudini delle starne sono fortemente influenzati dal gran secco. Succede che si percorra un vasto appezzamento senza incontrare. Ma, quando si fa sera, ci si trova letteralmente circondati da un continuo assordante cantare e richiamarsi delle pernici, su quelli stessi campi da cui prima sembravano essersi volatilizzate. Infine, anche la presumibilmente forte pressione cui sono sottoposte, sia da gli allenamenti, sia soprattutto dalla caccia, in particolar modo attuata dai cacciatori locali, può avere la sua importanza. I più vulnerabili, di fronte a questo insieme di fattori, sono ovviamente i cani più giovani e inesperti.

Resta in ultimo da aggiungere che, a causa dello stato delle lavorazioni agricole, di alcune zone, di per sé enormi, sono effettivamente utilizzabili solo parti relativamente limitate, le altre essendo ormai troppo occupate quasi solo da arati. Anche la folta rappresentanza di accipitridi costringe le starne a ricercare luoghi coperti e sicuri ricettacoli nei fitti arbusti spinosi di rosacee, rovi, biancospini, pruni.

Tutto sommato, meno male che non sia piovuto in abbondanza proprio al momento delle gare, sia per nostra comodità, sia soprattutto perché i collegamenti su le stradine e viottole di campagna sarebbero diventati pressoché impossibili.

Io sono stato a Niš la prima delle due settimane destinate alla grande cerca, e di essa posso dunque riferire. Il primo giorno nella nostra batteria abbiamo rilasciato il CAC a Gilda del Sargiadae, formidabile femmina pointer condotta da Girandola. Gilda è apparsa uno dei cani più forti e più in forma. Andatura bestiale ad onta di qualsiasi terreno e qualsivoglia ostacolo, cerca spinta a gli estremi confini, e, talvolta, anche oltre! Magica capacità di andare a punto, con un sesto senso e una intuizione che sono patrimonio dei grandissimi trialer. Lunedì stava tornando da lacet chilometrico sulla destra. Stava portandosi di gran carriera sul lato opposto quando ha bruscamente interrotto con un rovescione, puntando risoluta in avanti, in filata. Ha infine bloccato, ha dato altri due, tre colpi e si è inchiodata testa al vento. La brigata era là davanti. Scroscianti applausi da chi era appostato su la strada a godersi la spettacolo. Un CAC di dimensioni straripanti. L’indomani mattina, al barrage, Gilda ha dovuto vedersela con un setter anch’esso in forma splendida, Besinos Panthos, di Mavridis, e con l’illustre Dum di Loro Piceno, di Dotti. Tutti e tre si sono ottimamente comportati, ma l’azione strenua di Gilda le ha permesso di ascriversi la vittoria: a Panthos la Riserva di CACIT.

Ma Panthos, l’indomani, ha avuto modo di rifarsi. È arrivato di nuovo al barrage, conquistando il secondo CAC consecutivo davanti a una grandissima Babette condotta da Baraghini (riserva CAC). Noi, nella nostra batteria, abbiamo assegnato il CAC a Cesare dei Mascii, interprete di gara memorabile, tirata in maniera impeccabile da sommo trialer, e coronata da grandissimo punto nel richiamo. Al barrage era della partita anche un altro importante pointer, Igor, di Girandola. È stato un barrage sui generis. Cesare ha deluso, nemmeno l’ombra del cane che ci aveva riempiti di ammirazione il giorno prima, e comunque i tre cani hanno esibito tutti una cerca leggermente sbilanciata sulla destra. Panthos e Igor, comunque, andavano come schegge, e sarebbe stato non facile scegliere il migliore se non fosse che Igor ha preso terreno in profondità, mentre Panthos, più prudente, gli ha fermato una brigata dietro. Giochi risolti per ... "stato di necessità”.

Mercoledì, a Merošina, nella nostra batteria ha vinto Dila dei Dipinti, altra pointer dai mezzi impressionanti. Ha fatto un gran turno come meglio non si poteva, nonostante un vento inesistente. A proposito del vento, si deve dire che la sua quasi assenza, e la continua mutevolezza di quella pochissima aria che di tanto in tanto sembrava muoversi flebilissimamente ora di qua ora di là, ha costituito un problema gravissimo per almeno quattro giornate su sei. In definitiva, non credo di sbagliare, né di esagerare, asserendo che la mancanza quasi assoluta di vento è stata la maggiore difficoltà di questa settimana di gare. Tornando a Dila, che nel turno non aveva incontrato, nel richiamo è andata a prendersi un magnifico punto. Il barrage è stato bellissimo. Si sono sfidati, con Dila, Eros di Loro Piceno, setter condotto da Pezzotta, e, di nuovo, la Gilda. Mi sono sembrati magnifici, uno meglio dell’altro. Dila ha fatto una passaggio troppo compatto, e si è pregiudicata un barrage per il resto eccelso. Gilda, per il sensazionale ritmo dell’azione, ha prevalso su Eros, setter di solenne qualità. La giuria, al termine, ha giustamente sottolineato l’infinita bellezza di questo confronto fra trialer di livello eccezionale.

Giovedì, nella speciale setter, non c’è stato bisogno di barrage. Nella nostra batteria ha vinto, con la qualifica di Eccellente, Yuri delle Furie dei Biagioni, un bravissimo setter, reduce da una marea di trionfi in caccia a starne, condotto da Nuziata. L’unica batteria con CAC è stata quella vinta da Crono delle Pastenelle, alunno estremamente qualitativo di Livio Dotti, che si è aggiudicato quindi anche il CACIT, con Riserva assegnata a Fiero, di Pezzotta.

Il pomeriggio dello stesso giorno hanno corso i giovani. Due batterie, entrambe vinte con l’ Eccellente, una da Obelix, di Bruni, e una da Amin II di Gruma, di Zaniboni. Comunque, vita durissima, per i giovani, soprattutto per la completa latitanza della sia pur minima bava di vento.

Venerdì ultima libera mista, alla vigilia dell’ Eurocoppa. All’incirca centodieci cani al via, e appena dieci classificati tra tutte e sei le batterie: segno evidente che, col passare dei giorni, le difficoltà cominciavano davvero a pesare, sia in termini di fatica, sia in termini di piedi, che di terreno e di vento. Due sono stati i CAC, e al barrage di sabato mattina sono scesi in campo due pointer, Admiral del Sargiadae, di Girandola, e Bonfante’s Talù, di Nuziata. Purtroppo, le cose sono andate tutt’altro che bene. Admiral appariva effettivamente un po’ stanco, nettamente al di sotto di quanto aveva mostrato il giorno prima in gara. Talù, all’opposto, andava a tutta birra, fin troppo, e ha forse esagerato nell’apertura e nella profondità. Ragion per cui la giuria ha ritenuto di non assegnare il CACIT.

E così, in men che non si dica, il tempo è volato e siamo arrivati al gran finale, l’attesissimo evento dell’ Eurocoppa, giunta alla sua nona edizione, con un altisonante albo d’oro. Io ero in giuria in una batteria che prometteva cose grandi, tra l’altro la rivincita tra i tre fratelli terribili del Derby, i Picenum Zafir, Zenek e Zivago, i primi due allievi di Bruni, il terzo di Pezzotta. E sono lietissimo di poter riferire, senza ombra di dubbio, che i tre trialer hanno confermato in pieno le grandi doti evidenziate nel mese di marzo alla Tollara. Sono stati tre turni micidiali, ma Zenek e Zivago hanno finito col sorpassare le starne. Zafir, invece, ha stoccato subito, allo sgancio, una ferma rabbiosa, ma al frullo, a conduttore non vicino, ha rincorso. Fatto proseguire ha poi fermato senza esito. Alla fine, è andato a prendersi un bel punto, risolto con lunga guidata: 1° Eccellente. Le batterie erano tre: in una c’è stato il CQN di Maroko, ottimo setter di Jurkovic, e nell’altra nessun classificato. Per cui Zafir è risultato vincitore. Con molto onore e pieno merito l’allievo di Procaccini (allevatore), Milia (proprietario) e Bruni (conduttore) va ad ascrivere il suo nome nel libro di questa fondamentale, importantissima gara, accanto a gli altrettanto grandi che l’hanno preceduto. La sera, alla premiazione, c’è stato il passaggio del prestigiosissimo trofeo da Dila dei Dipinti, vincitrice del 2010, a Zafir: meravigliosa continuità tra superbi esponenti della razza.

Si è così conclusa questa prima settimana di grandi gare serbe, difficile, ma ricca di pregnanti indicazioni tecniche, perché, oltre ai menzionati vincitori, molti altri cani, sia setter che pointer, hanno avuto modo di dimostrare di essere dei veri grandi trialer. Un grazie alla cinofilia serba, ai giudici ed a gli organizzatori, per aver consentito questa stupenda sessione di gare in una palestra solenne e gloriosa come questa.


 

 

CLASSIFICHE





DATA: 14/11/201

GRANDE CERCA MISTA


BATTERIA: 1

GIUDICI:

NOBILE OLIVIANO

STANOJEVIC VLATKO

TRIVELLATO GIANCARLO



1 ECC. FIERO LO06127981 SETTER INGLESE PEZZOTTA


2 ECC. DESIANENSIS EFREM LO0853596 SETTER INGLESE PEZZOTTA



BATTERIA: 2


GIUDICI:

MILKOVIC RADIVOJE

PACIONI SANDRO

VERDIANI PAOLO



1 ECC. CAC CACIT GILDA DEL SARGIADAE LO0667952 POINTER GIRANDOLA


2 ECC. 1 RIS. CAC CUBA OD KARAOTOKA HR17313 SETTER INGLESE JURKOVIC


3 ECC. EOLOS DIMITRIOS KAPATOS BEK071929 POINTER APOSTOLAKOS

 

ECC. DARIA DELLA CERVARA LO1071420 POINTER GIRANDOLA


ECC. RUSTY DELLA CAVIAGA LO0646914 SETTER INGLESE MEAZZA



BATTERIA: 4


GIUDICI:

COTI ZELATI GIUSEPPE

POLA DIEGO

TOSOVIC DJORDJE



1 ECC. RICO DEI DIPINTI LO0775939 SETTER INGLESE FORTI


2 M.B. GROM LJ 702090PO POINTER FORTI



BATTERIA: 5


GIUDICI:

DJORDJEVIC GORAN

RONCHI VALERIO

TORTORA NATALE


1 ECC. CAC RIS. CACIT BESINO'S PANTHOS BEK075540 SETTER INGLESE MAVRIDIS


2 ECC. 1 RIS. CAC LICINIO LO1060220 POINTER CANTONI


3 ECC. SAXO LO1060224 POINTER CANTONI


ECC. CIELO SIRTOUF BEK 084523 SETTER INGLESE MAVRIDIS


M.B. NERO DEL FRANGIO LO0972274 SETTER INGLESE CANTONI



BATTERIA: 6


GIUDICI:

BERLINGOZZI PAOLO

MITROVIC M MARKO

NIKETIC DRAGAN

1 ECC. CAC DUM DI LORO PICENO LO066404 SETTER INGLESE DOTTI


3 ECC. FELIX DI LORO PICENO LO0783086 SETTER INGLESE DOTTI


ECC. AMIN II DI GRUMA LO1073722 SETTER INGLESE ZANIBONI





DATA: 15/11/201

GRANDE CERCA MISTA



BATTERIA: 1

GIUDICI:

GRECCHI GIOVANNI

MITROVIC D DRAGAN

TORTORA NATALE


1 ECC. CAC RIS. CACIT IGOR LO0981180 POINTER GIRANDOLA



BATTERIA: 2

GIUDICI:

MILKOVIC RADIVOJE

POLA DIEGO

RONCHI VALERIO


1 ECC. EOLOS DIMITRIOS KAPATOS BEK071929 POINTER APOSTOLAKOS


2 ECC. ZANO PEANIA'S BEK074529 SETTER INGLESE APOSTOLAKOS

 

3 ECC. HECTORE DEL ZAGNIS LO0818749 SETTER INGLESE SIMEONS


ECC. MAGNUM DEL ZAGNIS LO098045 SETTER INGLESE SIMEONS


ECC. NABB COKA LOF96037 POINTER MARCO


ECC. MORGAN SANDRISANA JR 701899PO POINTER SIMEONS


ECC. FIONA DEGLI UBERTI LO1061878 POINTER LANNE



BATTERIA: 3


GIUDICI:

DJORDJEVIC GORAN

MARELLI SILVIO

PACIONI SANDRO


1 ECC. FANGIO DELLE PASTENELLE LO1014718 SETTER INGLESE DOTTI


2 ECC. BOSS LO1061207 POINTER TACCON


3 ECC. LAMPO LO0837297 SETTER INGLESE TACCON



BATTERIA: 4


GIUDICI:


BERLINGOZZI PAOLO

STANOJEVIC VLATKO

TRIVELLATO GIANCARLO


1 ECC. CAC CACIT BESINO'S PANTHOS BEK075540 SETTER INGLESE MAVRIDIS


2 ECC. 1 RIS. CAC BABETTE LO06125618 SETTER INGLESE BARAGHINI


3 ECC. AS SIRTOUF BEK55524 SETTER INGLESE MAVRIDIS


ECC. RUSTY DELLA CAVIAGA LO0646914 SETTER INGLESE MEAZZA


ECC. CIELO SIRTOUF BEK 084523 SETTER INGLESE MAVRIDIS



BATTERIA: 5


GIUDICI:

MITROVIC M MARKO

TOSOVIC DJORDJE

VERDIANI PAOLO


1 ECC. CAC CESARE DEI MASCII LO05110831 POINTER BRUNI


2 ECC. ZIDAN LO072798 POINTER TRAINA


3 ECC. PICENUM RONNIE LO0730358 POINTER BRUNI


ECC. VARASCHIN'S MOZART LO0921806 SETTER INGLESE BRUNI



BATTERIA: 6


GIUDICI:

COTI ZELATI GIUSEPPE

NIKETIC DRAGAN

NOBILE OLIVIANO


1 ECC. SILVER L0752269 SETTER INGLESE CANTONI


2 ECC. DILA DEI DIPINTI LO0959299 POINTER FORTI


3 ECC. ZIBEL II LO0885923 SETTER INGLESE CANTONI



DATA: 16/11/201

TIPOLOGIA: GRANDE CERCA MISTA


BATTERIA: 1

GIUDICI:

BERLINGOZZI PAOLO

MARELLI SILVIO

MITROVIC M MARKO

 

1 ECC. CAC RIS. CACIT EROS DI LORO PICENO LO0743490 SETTER INGLESE PEZZOTTA


2 ECC. 1 RIS. CAC RADENTIS MISTER LO104399 SETTER INGLESE BARAGHINI


3 ECC. 2 RIS. CAC FLOK DELLA VERTEMATESE LO0653905 POINTER PEZZOTTA


ECC. DESIANENSIS EFREM LO0853596 SETTER INGLESE PEZZOTTA



BATTERIA: 2


GIUDICI:

DJORDJEVIC GORAN

NOBILE OLIVIANO

PACIONI SANDRO

 

1 ECC. CAC CACIT GILDA DEL SARGIADAE LO0667952 POINTER GIRANDOLA


2 ECC. CHEF DELLA CERVARA LO0971426 POINTER GIRANDOLA


3 ECC. CESARE DEI MASCII LO05110831 POINTER BRUNI



BATTERIA: 3


GIUDICI:

COTI ZELATI GIUSEPPE

MILKOVIC RADIVOJE

STANOJEVIC VLATKO


1 ECC. ZANTE LO0718358 POINTER CANTONI


2 M.B. CAPO DU VAL DU RUTH LOF 189873/3 SETTER INGLESE LANNE



BATTERIA: 4


GIUDICI:

NIKETIC DRAGAN

TORTORA NATALE

VERDIANI PAOLO


1 ECC. CAC DILA DEI DIPINTI LO0959299 POINTER FORTI


2 ECC. 1 RIS. CAC DUM DI LORO PICENO LO066404 SETTER INGLESE DOTTI


3 ECC. COGNAC DE PREBOIS LOF95653/146 POINTER DOTTI


ECC. ARISTANI'S KINNONN 05/117816 POINTER MAGGIOLO


ECC. GROM LJ 702090PO POINTER FORTI



BATTERIA: 6


GIUDICI:

GRECCHI GIOVANNI

MITROVIC D DRAGAN

RONCHI VALERIO


1 ECC. PIERROT LO09126636 SETTER INGLESE TESTA


2 ECC. PALAZIENSIS ARA LO0624184 SETTER INGLESE TESTA






DATA: 17/11/201

GRANDE CERCA - SPECIALE SETTER


BATTERIA: 1


GIUDICI:

MITROVIC D DRAGAN

PACIONI SANDRO

TORTORA NATALE


1 ECC. YURY LO0799411 SETTER INGLESE BARAGHINI


2 ECC. PIERROT LO09126636 SETTER INGLESE TESTA



BATTERIA: 2


GIUDICI:

MILKOVIC RADIVOJE

TRIVELLATO GIANCARLO


1 ECC. CAPO DU VAL DU RUTH LOF 189873/3 SETTER INGLESE LANNE



BATTERIA: 3


GIUDICI:

COTI ZELATI GIUSEPPE

NIKETIC DRAGAN

VERDIANI PAOLO


1 ECC. ZAR DELLE FURIE DEI BIAGIONI LO0844288 SETTER INGLESE NUZIATA


2 ECC. CIELO SIRTOUF BEK 084523 SETTER INGLESE MAVRIDIS


3 ECC. PALAZIENSIS BEA LO078402 SETTER INGLESE BRUNI



BATTERIA: 4


GIUDICI:

GRECCHI GIOVANNI

NOBILE OLIVIANO

STANOJEVIC VLATKO


1 ECC. CAC CACIT CRONO DELLE PASTENELLE LO0867294 SETTER INGLESE DOTTI


2 ECC. 1 RIS. CAC RIS CACIT FIERO LO06127981 SETTER INGLESE PEZZOTTA


3 ECC. BOBET DI LORO PICENO LO041853 SETTER INGLESE PEZZOTTA


ECC. PEPE LO06114012 SETTER INGLESE PEZZOTTA


ECC. LEX LO07102232 SETTER INGLESE PEZZOTTA




DATA: 18/11/201

TIPOLOGIA: GRANDE CERCA MISTA


BATTERIA: 1


GIUDICI:

NOBILE OLIVIANO

PACIONI SANDRO

STANOJEVIC VLATKO

1 ECC. BOBET DI LORO PICENO LO041853 SETTER INGLESE PEZZOTTA



BATTERIA: 2


GIUDICI:

COTI ZELATI GIUSEPPE

MITROVIC D DRAGAN

VERDIANI PAOLO


1 ECC. CAC ADMIRAL DEL SARGIADAE LO0757556 POINTER GIRANDOLA


2 ECC. FOAN UNGA LO09129051 SETTER INGLESE BARAGHINI



BATTERIA: 3


GIUDICI:

MARELLI SILVIO

RONCHI VALERIO

TOSOVIC DJORDJE


1 ECC. APOLLO LO094 POINTER ESCHINI



BATTERIA: 4


GIUDICI:

DJORDJEVIC GORAN

TORTORA NATALE

TRIVELLATO GIANCARLO


1 ECC. MAGNUM DEL ZAGNIS LO098045 SETTER INGLESE SIMEONS


CQN COPPI DE SAINT GUILLEM DE L LOF7POI.9624 POINTER URLHARDT



BATTERIA: 5


GIUDICI:

MILKOVIC RADIVOJE

NIKETIC DRAGAN

POLA DIEGO


1 ECC. CUBA OD KARAOTOKA HR17313 SETTER INGLESE JURKOVIC


2 ECC. CIELO SIRTOUF BEK 084523 SETTER INGLESE MAVRIDIS



BATTERIA: 6


GIUDICI:

BERLINGOZZI PAOLO

GRECCHI GIOVANNI

MITROVIC M MARKO


1 ECC. CAC BONFANTE'S TALU' LO08117567 POINTER NUZIATA


2 ECC. JUPITER BEK 702275 POINTER APOSTOLAKOS







DATA: 19/11/2011GRANDE CERCA - EUROCOPPA


BATTERIA: 1


GIUDICI:

BERLINGOZZI PAOLO

DJORDJEVIC GORAN

RONCHI VALERIO


CQN MAROKO OD KARAOTOKA HR18648ES SETTER INGLESE JURKOVIC



BATTERIA: 2


GIUDICI:

MILKOVIC RADIVOJE

NOBILE OLIVIANO

VERDIANI PAOLO


1 ECC. PICENUM ZAFIR LO09158936 POINTER BRUNI


2 ECC. OBELIX LO09148878 SETTER INGLESE BRUNI


3 M.B. AMIN II DI GRUMA LO073722 SETTER INGLESE ZANIBONI


M.B. NINA LO09117728 SETTER INGLESE GAVRILOVIC




 
 

Bel Derby, la prima volta ad Altamura, in provincia di Bari. Se ne parlava da un’infinità di anni, di questa zona, ma non si era mai concretizzato nulla. Ora, la scelta dell’ E.N.C.I., per certi versi coraggiosa,  è stata ampiamente premiata. I terreni, e questo già si pronosticava da tempo, alla prova dei fatti si sono dimostrati pienamente idonei. E anche l’organizzazione, sia da un punto di vista strettamente tecnico, sia, più in generale, logistico, è risultata ottima.  Il merito di tutto questo va in primo luogo a gli organizzatori locali, facenti parte, ritengo, del gruppo cinofilo di Bari e anche di quello di Matera, oltre che delle due Società Specializzate di razza, S.I.S. e Pointer Club d’ Italia. L’ E.N.C.I. si è poi avvalso della preziosissima opera di Vincenzo Rago, che ha coordinato tutta la faccenda, avvalendosi dei suoi esperti ed efficienti collaboratori. Quindi un grande plauso al Presidente Francesco Balducci, ai consiglieri Sandro Pacioni e Silvio Marelli, a  tutto il consiglio e ai funzionari dell’ Ente, per la brillante riuscita di questa importante iniziativa.

La giuria era formata da Mario Agosteo, Giuseppe Caschera, Luigi Cataldi, Guglielmo Cuccarollo, Oliviano Nobile e Paolo Verdiani. Centodiciannove iscritti, con una percentuale di forfait grosso modo, credo, sovrapponibile a quella consueta, suddivisi come al solito in due batterie, la prima giudicata da Agosteo (presidente), Cuccarollo e Verdiani, la seconda da Nobile (presidente), Caschera e Cataldi. In tutto, erano iscritti quarantacinque pointer, e settantaquattro setter, quasi tutti inglesi. Ventotto, in totale, le femmine, diciassette delle quali pointer.

Inizialmente, il Derby era stato programmato per il 17, 18 e 19 febbraio, ma il maltempo che ha duramente imperversato a febbraio in tutta Italia, ha imposto un rinvio di due settimane. Le condizioni atmosferiche sono state ottime, e la vegetazione, nonostante le pregresse intemperie, nel complesso soddisfacente.

Al termine di due intense giornate, i cani portati al richiamo sono stati: per la prima batteria, Aristani’s Kroll, pt (condotto da Pioppi), Tris, s.i. (Scudiero), Aky del Sargiade, pt (Marelli), Dick di Gruma, s.i. (Zaniboni), Cucca’s Okeo, s.i. (Scudiero), Picenum Chopin, s.i. (Scudiero), Ucraina del Volturno, pt (Iazzetta), Duma del Sargiadae, pt (Pardini), Visky, s.i. (Scudiero), Alpinensis Veron, s.i. (Moretti), Celentano, s.i. (Burresi), Nitro del Zagnis, s.i. (Simeons); per la seconda, Radentis Caruso, s.i. (della Bordella), Holly, pt (Baraghini), Itaca dei Morbidi, pt (Taccon), Ami del Mugnone, s.i. (Targetti), Giale’s Scark, s.i. (Giovannelli), Druso del Sargiadae, pt (Morandini), Turf della Cisa, pt (Maggiolo), Eugubium Figaro, pt (Girandola), Alessandro, pt (Eschini), Radentis Parigi, s.i. (Baraghini).

Nel frattempo, nella prima batteria avevano già realizzato il punto il setter De Chirico dell’ Ad Montes, condotto da Simeons, e il pointer Blair, condotto da Moretti; mentre, nella seconda batteria, stessa cosa era avvenuta per Abbagliante, pointer di Eschini, e Lem, setter, pure di Eschini.

Nei richiami della prima batteria, hanno realizzato il punto il setter Tris, di Scudiero, e il setter Dick di Gruma, di Zaniboni, oltre al setter Alpinensis Veron, di Moretti, al quale peraltro è stato assegnato il CQN, per non essere rimasto corretto al frullo. Purtroppo, nella seconda batteria nessun cane è andato a punto nei richiami.

C’è da aggiungere che la giuria, al termine, ha elogiato anche alcuni altri soggetti, per le belle qualità evidenziate.

In definitiva, sono arrivati l’ultimo giorno ai turni di coppia sei cani, quattro setter e due pointer. A conclusione dei turni di coppia, la giuria si è riunita ed ha stilato la seguente classifica finale:

 

1° Ecc CAC Abbagliante, pointer maschio bianco-nero, da Apollo e Uruba di Monte Darma (Ronaldo), allevatore e proprietario Aniello Ammendola, conduttore Paris Eschini

 

2° Ecc 1a Ris. CAC  Tris, setter inglese maschio bianco-nero, da Orio e Birba, allevatore Emanuele Ansuini, proprietario e conduttore Paolo Scudiero

 

3° Ecc 2a Ris CAC   De Chirico dell’ Ad Montes, setter inglese maschio bianco-nero, da Lord del Zagnis e Maufra dell’ Ad Montes, allevatore Pasquale Piazza, proprietario Antonio Turriziani Colonna, conduttore Richard Simeons

Ecc  Lem,  setter inglese maschio bianco-nero, da Borg e Zoja, allevatore Domenico Senatore, proprietario Egisto Nardi, conduttore Paris Eschini

 

Ecc  Dick di Gruma, setter inglese maschio bianco-nero, da Andrea di Gruma e Ade, allevatore, proprietario e conduttore Corrado Zaniboni

 

Ecc  Blair, pointer maschio bianco-nero,  da Zip del Feltrino e Bice, allevatore Alvaro Milanese, proprietario Francesco Tommaso Collodoro, conduttore Francesco Moretti.

 

CQN Alpinensis Veron, setter inglese maschio bianco-nero, da Valentino e Alpinensis Isa, allevatore e proprietario Francesco Tommaso Collodoro, conduttore Francesco Moretti.

 

Nel corso della premiazione, cui hanno partecipato anche alcuni amministratori locali, il Presidente Balducci ha sinteticamente e molto opportunamente ricordato i punti salienti che hanno condotto a scegliere di correre questo Derby ad Altamura, e auspicato una futura fattiva collaborazione per far sì che questa bella zona possa continuare a rappresentare una importante palestra di selezione. Sono stati altresì premiati Vincenzo Rago, per il suo fondamentale contributo alla riuscita della manifestazione, Vito Ragone, che è stato l’antesignano dei proficui sforzi che hanno infine condotto al debutto di Altamura sulla scena cinofila nazionale, e Rodolfo Grassi, notissimo giornalista benemerito in campo cino-venatorio.

Hanno presenziato, e consegnato i premi ai cani classificati, i massimi vertici della cinofilia italiana, il presidente dell’ ENCI e della SIS Francesco Balducci, il consigliere dell’ ENCI e vice presidente della SIS Sandro Pacioni, il consigliere dell’ ENCI e del Pointer Club d’Italia, e presidente del Pointer Club Internazionale, Silvio Marelli, il Presidente del Pointer Club d’ Italia Enzo Casiraghi e altre importanti personalità del mondo cinofilo.

Come annotazione tecnica, aggiungiamo che il Derby-winner 2012, Abbagliante, allevato da Domenico Petrella, nasce da Apollo, ancora molto giovane, essendo stato generato nel 2008 da Fiano del Volturno e da una figlia di Hardy du Bois des Pèrches. Alla sua prima monta Apollo esordisce producendo subito un vincitore di Derby: un dato indubbiamente interessante. Da questo stallone sono nate altre due cucciolate nel 2011, di cui, a questo punto, sono comprensibilmente attesi gli esiti. La madre di Abbagliante è una femmina di eccezionale livello, Uruba di Monte Darma, bianco-arancio, anch'essa alla sua prima prova in allevamento. Uruba, trialer di gran marca, molto qualitativa e stilista, è figlia di due soggetti importantissimi. Suo padre è l'indimenticato Ronaldo, uno dei pointer di classe più eccelsa che si siano mai conosciuti, fratello di Ribot della Noce. La madre di Uruba è Gunda von der Postschwaige, sorella di Giuseppe v.d.P., da Milord di Groppo, altro insigne campionissimo. Gunda è stata una trialer di altissimo profilo, impressionante non tanto per la qualità, quanto per l'animus e le spiccate doti di aviquerenza. L'ava materna di Gunda è quella Viola vom Kleebachtal, che tanta parte ha avuto nel recente allevamento tedesco di vertice, e che nasce da cani italiani. È infatti figlia di Ippocampo del Vento, fratello di Ippocrate d.V., e di Cara della Cervara, una figlia di Vox della Cervara, prole della grande Jaga di Veronello e di Taro della Baita, inclito erede del sommo Budda.

È il terzo anno consecutivo che il Derby è vinto da un pointer, dopo i successi di Dila dei Dipinti, nel 2010 a Niš, e di Picenum Zenek, nel 2011 alla Tollara. Questo fatto, che non inficia minimamente l'enorme potenziale e la meravigliosa qualità dell'allevamento italiano del setter, è comunque un dato molto confortante e incoraggiante per la razza pointer, cui la minore consistenza numerica non sta impedendo di mietere classici allori, dei quali tutti il Derby è, appunto, il più classico.

Concludiamo con il fervido augurio che Altamura e la Puglia possano stabilmente entrare a far parte a pieno titolo del programma di selezione, perché il debutto ha dimostrato che se lo meriterebbero in pieno.

                                                                                            
 


   


A novembre sarei dovuto andare, ma fui trattenuto da un impegno che poi si rivelò una perdita di tempo ma di cui non riuscii a spostare la data. Il noioso contrattempo, se non altro, ha accresciuto il desiderio di poter tornare. L' occasione si è presto ripresentata, e così lunedì 4 marzo, a distanza di circa un anno, ancora una volta ho fatto vela in direzione Est. Solito copione, si salpa l'ancora dal quel porto di mare sempre più caotico che è Fiumicino, e si fa rotta verso un porto assai più tranquillo e accogliente, il Nikola Tesla di Beograd. La differenza tra i due approdi, quello di partenza e quello di arrivo, assume un chiaro significato simbolico, assai più generale. È l'espressione del carattere essenziale di due luoghi che, probabilmente mai come questa volta, mi appaiono lontani e diversi. Mi lascio alle spalle un ambiente che mi riesce sempre più ostico e sgradevole, ed entro in un altro che mi appare più adatto ad accogliermi. Leonardo da Vinci, e Nikola Tesla, sono i due poli, l'uno mi respinge con tutto quello che ad esso, anche solo istintivamente, associo, una realtà in costante degrado, in preda a frenesie ed allucinazioni e rigurgiti e tempeste di follie che aborro, l'altro mi attrae col canto delle sirene di una minor confusione, di un po' di quiete, di una vita ancora un po' diversa, meno contraddittoria e sfilacciata e schizoide e irragionevole. Il magma dell'oppressione, del conformismo e dell'arroganza, contro qualcosa d'altro, la tenue melodia, almeno in sottofondo, di un quotidiano meno stravolto e stravolgente, più plausibile, meno assillante, meno brutto e volgare: un po' più sereno. Un po' più umano. Voglio una settimana di quiete, cerco il "rus” oraziano, il "via dalla pazza folla” di quel Thomas Hardy che molceva le mie ingenue cure d'imberbe fanciullino. Ho bisogno di immergermi in una atmosfera simile a quella artificialmente racchiusa entro le proustiane pareti di sughero, un piccolo strappo, lontano dal rumore insensato, a ricercare, sia pure per pochi giorni, i dolci sospiri di giovinezza, a risentire il tenero sapore dell'illusione, a gettarmi dietro le spalle, anche solo per poco, lo sgradevole incessante brontolio di un modo di stare al mondo litigioso e illogico, in cui mi riconosco sempre meno, che mi riesce sempre più estraneo, insopportabile, sconfortevole. Una settimana al sicuro dalle voci gracchianti della TV, fuori dal coro delle pecore arrabbiate, fuori dall'impero trionfante della prepotenza e dell'idiozia. Vi pare poco? O Patria mia, rimanti, lasciami la piccola consolazione di questo ebdomadario intermezzo, rimanti, rimanti a bollire nel tuo brodo sempre più antipatico e indigesto. Qui, per arrivare a Niš, si percorrono più di 200 km di strada, una strada normale, ragionevole: il GRA è solo un brutto sogno? Un incubo fortunatamente svanito in un rassicurante risveglio? Qui si fuma. Qui non ti rompono i cabbasisi. Qui ci sono le starne.

Per uno come me che emerge in questi lidi a riprender fiato mediamente una sola volta l'anno, e quando lo fa in genere è ospite accompagnato nei suoi brevi spostamenti, non è per niente facile, ogni volta, cercare di raccapezzarsi, orientarsi, tra queste strade e stradine, vie e viuzze, cartelli in cirillico sempre faticosi da leggere. Specie per uno che mentre lo scarrozzano in qua e in là sta quasi sempre a pensare ad altro. Comunque, il quadro topografico e toponomastico sostanzialmente è questo: tutto si svolge entro i confini di un quadrilatero che somiglia molto a un trapezio. La base maggiore è una verticale, da Nord a Sud, che va dall' Hotel Nais (al momento inattivo) a Dolijevac. L'altezza è una orizzontale, da Est a Ovest, che congiunge Dolijevac con Zitoradja. La base minore risale da Zitoradja a Merosina. E da Merosina il trapezio si chiude di nuovo verso il Nais. Superficie del trapezio all'incirca 25.000 ettari, più o meno. In realtà, al suo interno quelli che entrano effettivamente a far parte del gioco (ma che bel gioco!) sono solo alcuni nuclei ben definiti e circoscritti, che in particolare questa volta per me sono stati Zitoradja 1 (la piana tra fiume e ferrovia, a partire da Jasenica, a destra della strada che va a Prokuplje) e 2 (la parte collinare a sinistra della medesima strada), Lalinske Pojate (sotto e sopra-strada), Lalinac, Dolijevac. Dule sovrintende, e poi il rito è officiato da potenti ministri, che, ciascuno nella propria zona, dirigono (a perfezione) la musica, Marko, a Zitoradja, Boban, a Lalinske Pojate, Prike, a Lalinac, Dragan, e figli, a Dolijevac. Il tutto coadiuvato e corroborato da una schiera di collaboratori altrettanto solerti ed efficienti. Ne vien fuori un concertato di rara bellezza. Il fulcro è il campo del barrage, tra Mezgraja, Vrtiste e Trupale, all'ombra della solenne bianca basilica. La dislocazione di noi giudici non è unitaria e solidale, ma duplice, e piuttosto ai margini. Io, e alcuni, siamo allo Zeleni Vir, sulla strada che va da Niš a Merosina, altri sono al Complex-Vidikovac, alla periferia meridionale di Niš. I vari spostamenti e collegamenti ne risultano alquanto indaginosi e laboriosi.

Nel pomeriggio di sabato, finita la nostra gara, eravamo in un bar di Zitoradja. Per consentire a chi ci aveva accompagnato di non doverci subito riportare alla nostra base, ci fu chi molto gentilmente si prestò a farlo in sua vece. Così salimmo nel suo fuoristrada, e, anziché riprendere la strada da cui eravamo venuti, cioè verso Dolijevac, tagliammo all'interno, verso Kostadinovac, per poi prendere a destra in direzione di Merosina. L'itinerario sale un po' sulle colline, fino a che, quasi d'incanto, ci si affaccia alla sommità, per scoprire davanti allo sguardo una visione idilliaca. Ai dorati raggi del sol calante si apre lo spettacolo più bello che un viandante cinofilo possa immaginare: nuovo mondo, paradiso in terra! Tutto il sacro piano, teatro delle nostre avventure e delle nostre folli passioni, era lì, giaceva solennemente, aperto come un libro magico. In fondo, a destra, Niš, e dinanzi a noi gli sconfinati campi percorsi e percossi dai nostri trialer, fatti vibrare dal battito d'ali delle starne, risonanti del trillo dei fischi e degli squilli delle trombe. Uno dei più grossi sbagli che possa aver commesso è stato quello di non chiedere, al nostro cortese nocchiero, di fermarsi, solo per un attimo. Sarei dovuto scendere, e, affacciatomi a quel sublime balcone, fare almeno una fotografia, da custodire nel quaderno dei sognanti ricordi. Troppo bello. Se chi legge si troverà anch'egli a percorrere quella stessa strada, non faccia come me, si fermi. Respiri, osservi, apra il suo cuore, e scatti la foto.

Sono indeciso sul da farsi. Se mettermi a fare il solito sommario di ciò che ho visto, oppure limitarmi a riferire, qua e là, le impressioni che più vivide si sono impresse nella memoria. Alcune cose, tuttavia, devono essere registrate. Come lo stato dei terreni, che mi sono sembrati perfetti, più belli che mai. E come le starne: belle, e tante, come gli anni passati, e forse ancora di più. In ognuno dei già elencati terreni che ho battuto, la loro densità è stata pressoché costante. Coppie praticamente per quasi tutti i turni (il richiamo qui diventa un'evenienza molto rara), ma ci sono delle parti e dei momenti dove si raggiunge l'eccesso: due, quattro, sei, e anche più, coppie per turno!

Certo che, dopo un primo giorno di sole e buon tempo, la stagione non aiuta. In particolare, dopo le prime avvisaglie di mercoledì, il terzo giorno di gara, giovedì 7 marzo, cade per tutto il dì una pioggerellina abbastanza flebile, ma fitta e insistente. Fa sì che i collegamenti divengano subito pressoché impossibili, e la marcia attraverso i campi la più penosa che possa immaginarsi, una fatica indicibile, ad arrancare sul terreno infido e sdrucciolevole, trascinandosi dietro chili di fango inesorabilmente incollati ai piedi. Figuratevi che agio e piacevolezza anche per i cani, a spolmonarsi su quel vischio!

L'esordio, martedì 5, nonostante la momentanea benevolenza degli elementi, non è dei migliori. Fa caldo, e non c'è una bava di vento. Si indugia, si traccheggia, si attende, nella pia illusione che prima o poi arrivi un po' d'aria, ma niente da fare. Finiremo quasi a buio, senza mai esser riusciti a mettersi su un solo terreno con un po' di vento in faccia. Da tali difficoltà esce vittorioso il setter Zar delle Furie dei Biagioni. L'allievo di Nuziata dimostra duttilità, intelligenza, iniziativa, coraggio, e pone al suo attivo due ottimi punti. L'indomani mattina al barrage compete onorevolmente con Silver, Camerata, Clastidium Buch e Cucca's Okeo, ed è proprio il giovane setter di Lombardi ad avere la meglio.

Mercoledì 6 svanisce, in modo pressoché definitivo, il pallido sole, ma almeno c'è vento, e c'è la possibilità, a Lalinske Pojate, di affrontarlo pel verso giusto. Ne vien fuori una gara bellissima, con terreni e starne per tutti. Di quel giorno, l'immagine più grandiosa che mi rimane indelebilmente impressa nella mente e nel cuore è quella di Flok della Vertematese, guidato da Pezzotta: un gigante! Con sincerità e obbiettività, anche riandando a ritroso nel tempo, per lustri e decenni, non si riescono a trovare troppi termini di paragone, e, tutti quelli che trovo, sono quelli dei grandissimi. Flok ferma, le starne non si palesano, lui riparte furibondo e a poco a poco oltrepassa gli estremi confini di quella che, purtroppo, viene convenzionalmente considerata la massima tolleranza possibile. A vendicarlo ci pensa il suo compagno di allenamento, il setter Desianensis Linux: una gara assolutamente perfetta, ineccepibile sotto tutti gli aspetti, e un grandissimo punto, preso e risolto da campione. Nel barrage a sei Linux ribadisce l'eccezionale condizione, e Sting, di Targetti, si aggiudica la Ris. CACIT.

Il dì seguente, stessi terreni, ma cambiano gli attori. Una gara anche oggi stupenda, sotto la pioggia, ma molti grandi cani bersagliati da una incredibile contrarietà delle stelle. Faccio la prima conoscenza di un pointer bianco-marrone, grande e possente, che sciorina una prestazione di alto livello, molto alto. Si tratta di Iarro, presentato da Dotti. Sempre sul vento, sicuro, continuo, impavido, martellante, vigoroso, dominatore. Vince bene la gara, e vince altrettanto bene, il mattino dopo, l'arduo barrage a sei, con Silver di Cantoni a seguirlo.

Venerdì, per un giorno, s'interrompono le miste, e si corre una speciale setter. Nella quale ritrovo la Belen del Sargiadae, ben nella mano di Girandola, maturata e affidabile. Vince lei, con due bei punti, e suo fratello Bolero, condotto da Traina, con ben tre punti, la segue a ruota. Una giornata lunga, anche perché i terreni, e le starne, di Lalinac, esercitano rapinose tentazioni su molti, e molto forti, protagonisti.

Sabato torno a Zitoradja, impegnato nella prova a starne. Ma il destino vuole che anche oggi il vento ce la metta tutta, ma proprio tutta, a creare le condizioni più difficili per i cani, in mezzo a tante, ma tante starne, talvolta troppe.

Siamo già all'epilogo. Giornata conclusiva a Dolijevac, dove vige la massima concentrazione possibile e immaginabile di jarebice. Il più bravo a cavarne le gambe è Abbagliante, il pointer di Eschini, vincitore di una gara resa interminabile dalla assoluta impossibilità, causa pantano, di accettabili collegamenti. Il barrage lo vince Silver, con la Ris. a Ria dei Boselli, esplosiva.

Annotazione a margine. Nonostante l'ennesimo cambiamento di rotta nei metodi di formazione delle batterie, e l'improvviso ripescaggio della "rotazione”, non ho avuto la possibilità di vedere i cani dei seguenti conduttori: Baraghini, Bruni, i pointer di Cantoni, i pointer di Girandola, Lombardi, Pioppi, e forse altri che ora possono sfuggirmi.

Lunedì torno faticosamente in Italia. Dal punto di vista generale, mi attende tutto quello che tanto volentieri mi ero lasciato alle spalle solo una settimana prima. Dal punto di vista cinofilo, mi attendono i ricordi, e il quagliodromo.

Bilancio complessivo. Molti cani all'apice della forma, alcuni, spesso, con marcate difficoltà a rimanere in mano. Sostanziale, e magnifico, equilibrio tra le due razze. Tanta qualità. Starne sovrane e strepitose. Condizioni ideali per fare severa e veritiera selezione. Viva la Serbia e viva il trialer!



















Un Derby fieramente contrastato da condizioni atmosferiche quasi impossibili. Campi semiallagati, strade vicinali assolutamente impraticabili, e, come se non bastasse, vento quasi assente e continuamente mutevole il sabato, mentre la domenica il vento c'era, ma faceva anche piuttosto freddo, e non ha mai smesso di piovere, nemmeno per un istante. Seguire la gara diventa così un'impresa destinata al completo insuccesso, ma soprattutto le difficoltà per i cani sono elevate all'ennesima potenza. Purtroppo, il persistere del tempo avverso ha costretto ad annullare le due gare previste a seguire, l'attesissimo trofeo Franco Grassi, speciale pointer del lunedì, e la speciale setter di martedì. Un vero peccato, perché l'iniziativa era delle più lodevoli. Se la memoria non m'inganna, erano dodici anni esatti, dal marzo 2001 al Mezzano, che non venivano programmate gare a grande cerca in Italia: e sarebbe stato importantissimo, e magnifico, farle.

Sgombrato subito il campo dall'unico aspetto negativo, non resta che parlare di quelli positivi, cioè di tutto il resto. Ad onta dell'inclemenza di una stagione in cui l'attesissima primavera continua a latitare come non mai - personalmente, non ho ricordo di un mese di marzo così brutto come quest'anno – l'affluenza di pubblico è stata massiccia: una grande folla di appassionati accorsi da ogni regione d'Italia, a riprova dell'attaccamento e dell'interesse verso gli eventi della selezione classica, di cui i cinofili italiano dimostrano una sete insaziabile. Tanta bella gente, tante belle donne, tanti giovani, tanto, ma tanto entusiasmo. È la miglior cura contro il pessimismo.

Superfluo elencare i personaggi presenti: la cinofilia che conta c'era tutta, a cominciare dal presidente Francesco Balducci. Efficientissima l'organizzazione dell' ENCI e del Gruppo Cinofilo Alessandrino. Impeccabile e prezioso, come sempre, l'operato del Delegato Giuliano Baricci e del Funzionario ENCI Luca Mollo.

Il primo giorno, venerdì 22, io non ho potuto partecipare, sono arrivato l'indomani mattina, ma mi è stato riferito che lo stato del vento era da far impazzire. Questo spiega perché i cani al richiamo sono stati solo sei.

Le cose per fortuna sono andate decisamente meglio il sabato. Nonostante tutta la buona volontà, ho potuto vedere solo brevi e discontinui sprazzi della gara. Quando le strade non consentono di spostarsi, diventa ovviamente impossibile tenere il contatto, e in modo particolare quando l'aria fa di tutto per ostacolare la successione dei turni e per allontanarli alla vista.

A testimoniare le enormi difficoltà meteorologiche (poco dopo mezzodì comincia a piovere, e non smetterà più!) sta anche il fatto che le batterie si concludono a tarda sera

Non appena pubblicato l'elenco ufficiale dei cani al richiamo, si ha subito la sensazione che assisteremo a un finale di Derby molto interessante e avvincente.

Domenica mattina riuscire a vedere qualcosa si rivela ancora una pia illusione. La strada tra Quargnento e Solero ben presto si trasforma nel Grande Raccordo all'ora di punta! Dei richiami della prima batteria riesco a intravedere il gran turno, coronato dall'incontro, di Mosè del Sargiadae, Altre fasi molto pregevoli sono quelle offerte da Zolfo del Sole, setter inglese condotto da Lombardi e da Piandema Drol, bel pointer bianco-arancio condotto da Burresi. Poi tutto finisce con lo svanire all'orizzonte. Riescono ad esprimersi ad alto livello, e ad aggiudicarsi il punto, anche Ranger del Sargiadae, di Eschini, Melitios, di Landi, e Pathos di Targetti.

Alla grande cascina Tolara si recita l'ultimo atto, in un clima che il vento gelido e la pioggia non riescono a raffreddare: alta tensione!

I cani impegnati nei turni di coppia volano come rombanti motoscafi su un terreno ridotto ormai a una palude, alzando scie d'acqua, e si comportano tutti, indistintamente, molto, molto bene. Sono stati quattro brevi turni di coppia uno più bello dell'altro. Non resta che attendere il verdetto della giuria. Ma l'attesa è breve, la giuria a sezioni riunite (Paolo Berlingozzi, Maurizio Crudeli, Mario Di Pinto, Ivo Geminiani, Silvio Marelli e Oliviano Nobile) procede innanzitutto a relazionare sull'andamento della gara, per bocca dei due presidenti Nobile e Marelli, che assolvono il loro compito come al solito in modo brillantissimo ed oltremodo completo preciso eloquente ed esauriente. Prendono la parola il Presidente dell'ENCI, Francesco Balducci, che dice cose molto sagge ed incoraggianti per tutti, il Presidente del Gruppo Cinofilo Alessandrino ed il grande Elio Cantone, artefici, con tutti i loro collaboratori, di questo lusinghiero successo. Poi viene data lettura della classifica, che è la seguente:


1° Ecc CAC Mosè del Sargiadae, pointer maschio bianco-nero, da Admiral del Sargiadae e Indiana del Sargiadae (Milord di Groppo), allevatore Marelli, proprietario Parpajola, conduttore Girandola


2° Ecc 1a Ris. CAC Ranger del Sargiadae, pointer maschio bianco-nero, da Apollo e London del Sargiadae (Kaster), allevatore Marelli, proprietario Vasilios Sakantanis, conduttore Eschini


3° Ecc 2a Ris CAC Melitios, setter inglese maschio bianco-marrone, da Bigjim e Tea, allevatore Succi, proprietario e conduttore Landi


Ecc Pathos, setter inglese maschio bianco-arancio, da Furore Marte ed Estasi, allevatore Targetti, proprietario Fratus, conduttore Targetti


Ecc Eugubium Icaro, pointer maschio bianco-arancio, da Eugubium Vinci ed Eugubium Agnese, allevatore Gnagni, proprietario Benini, conduttore Moretti


Ecc Bill della Steccaia, pointer maschio bianco-nero, da Vento del Frangio e Prunilla della Cisa, allevatore Pasquali, proprietaria Sig.ra Martina Benedetta Maria Grazia, conduttore Cantoni


Ecc Geo del Zagnis, setter inglese maschio, da Kos del Zagnis e Edda dei Scaini, allevatore Zagni, proprietario Vecchi, conduttore Kartalia


MB Rudy, setter inglese maschio bianco-marrone, da Radentis Milano e Nanà, allevatore D'Isep, proprietario Guaresi, conduttore Garanzini


CQN Giorgio dei Dipinti, pointer maschio bianco-arancio, da Bayron del Vento e Dea del Citterium, allevatore, proprietario e conduttore Forti


CQN Dero del Zagnis , setter inglese maschio bianco-nero, da Beckham e Eder, allevatore Zagni, proprietario Endrizzi, conduttore Cantoni


CQN Freccia, setter inglese femmina, da Laccio e Fanni, allevatore proprietario e conduttore Nicolotti


CQN Cita dei Scaini, setter inglese femmina, da Ralf del Sargiadae e Ziska dei Scaini, allevatore Scaini, proprietaria e conduttrice Sig.ra Giada Papetti.




Indipendentemente dalle cause di forza maggiore, del tutto contingenti, che hanno impedito la disputa delle gare programmate dopo il Derby, ripetiamo ancora una volta che questo dovrebbe essere un traguardo da raggiungere: riportiamo la grande cerca anche in Italia! L'esito brillantissimo di questo Derby è l'ulteriore dimostrazione che si può fare bene, benissimo, anche in casa nostra. Non oso pensare che cosa meravigliosa sarebbe stata se il tempo ci avesse assistito. In ogni caso, se la Tollara rientra stabilmente tra le tappe d'obbligo della grande cerca in Italia, e se accanto ad essa si potessero recuperare altre strepitose palestre come il Mezzano, e un altro paio di zone al centro-sud, vedi per esempio Val d'Orcia e Altamura, si realizzerebbe davvero un sogno. Il sogno, ne sono certo, di tutti coloro che, sfidando Giove Pluvio, sono accorsi ad Alessandria in questo glorioso finesettimana di una primavera che non si decide ad arrivare, e anche di tanti, tanti altri.


















Quest' anno, la tournée in Andalucìa è stata un po' sui generis. Innanzitutto, l'andamento della stagione aveva fatto sì che, all'epoca in cui di consueto i nostri dresseur lasciano le amate sponde per transumare in Spagna, la vegetazione, e in particolare quella che a noi interessa, cioè il frumento, fosse praticamente a zero, o quasi. Tanto che correvano voci che alcuni agricoltori meditavano di procedere a una nuova semina. Inoltre, il ritorno di Zèfiro, che il bel tempo rimena, si preannunciava sensibilmente in ritardo rispetto all'usuale sua tabella di marcia. Tali condizioni hanno influito da un lato sui tempi evolutivi dell'annuale ciclo biologico delle pernici, che hanno conservato oltre il solito il loro stile di vita invernale, mantenendosi sovente in branco, e dall'altro sulle possibilità di allenamento, e financo sulle scelte, dei preparatori, per lo meno italiani. Poi, al momento delle gare, si è messo di mezzo anche il maltempo, che ha insistito, salvo saltuarie e brevi tregue, per l'intera durata delle prove, oltre due settimane. Basse temperature, cielo quasi perennemente oscurato da nubi, vento forte e tutt'altro che tiepido, pioggia, non intensissima, ma fitta, battente e irriducibile. L'effetto è stato duplice: il ritardo e la mancanza di rifinitura della preparazione, e le difficoltà in gara, talora spiccate. Compito arduo per i cani maturi ed esperti, pressoché improbo per i più giovani, salvo poche e lodevoli eccezioni.

I primi tre giorni sono stati quelli di Marchena, sotto l'egida del Setter Club. Il primo impatto, come del resto capita non di rado, e a maggior ragione stavolta, è stato severo, in certi casi quasi scoraggiante. Crescita dei grani alquanto difforme, terreni impegnativi, e, soprattutto, abitudini del "pajaro” ancora natalizie, al punto che anche zone che pure, verosimilmente, albergavano pernici in buon numero, si mostravano avare di incontri, e comunque i cani esibivano spesso seri problemi nell'ubicazione, nel contatto e nella indicazione del selvatico. Ed erano oltremodo eccitati, dalla radura dei coltivi, all'eccesso e al disordine nella cerca.

Nei tre giorni di Marchena (o, ad esser precisi, di Paradas, dove erano confortevolmente alloggiati giudici ed organizzazione) sono stato incaricato di giudicare sempre nella stessa "finca”, Zarapico. Una zona bellissima, con il notevole vantaggio di una eccellente e saggia conduzione della prova da parte di un ottimo, gentile e pazientissimo "Guarda”. I primi due giorni non sono stati facili, né brillantissimi. Due cani entrati in classifica il primo, e altrettanti il secondo, in entrambi i casi senza CAC. Il terzo giorno - stessa "finca”, e stessi terreni - la situazione appare completamente trasformata. Ciò è dovuto per l'appunto al fatto che le "perdices”, sospinte da sensori interiori che regolano meravigliosamente i loro bioritmi, hanno avvertito con largo anticipo l'incipiente evolversi della stagione, e si sono accoppiate spargendosi nel "trigo”. Tanti incontri, tanti cani in classifica: vince, con CAC, il setter Magnum del Zagnis. L'allievo di Richard Simeons disegna un percorso ideale, sempre sul vento, di grande ampiezza e perfetta profondità, e si assicura un ottimo punto. Vari altri soggetti mi suscitano ottima impressione: tra questi, un pointer bianco-arancio condotto da Bourgeois, di nome Dylan, che ha, a suo carico, l'unica pecca di una ferma senza esito, ma per il resto è stato interprete di una eccellente prova, sotto tutti gli aspetti. Magnum, al barrage, corsosi a Osuna, su un terreno a mio avviso non felice, mi delude fortemente, non si vuole impegnare. Pazienza, son cose che capitano.

La "gran busca” di Marchena laurea il primo giorno due pointer: CACIT Picenum Zafir (Bruni) e Riserva Boss (Taccon). Il secondo giorno unico CAC, e conseguentemente CACIT, quello del setter Marzales Eufrate, condotto da Bruni. Il terzo giorno barrage a due, in cui Magnum, come detto, cede subito le armi a Notala della Vecchia Irlanda, di Baldoni.

Passate in un soffio le tre belle giornate di Marchena, la carovana si trasferisce nella vicina Osuna, al Villa Ducal, onusto di indicibili ricordi! Onusto sì, gradevole e comodo altrettanto, ma con la wi-fi che non funziona! Ragion per cui, il vostro cronista, per quanti sforzi faccia, perde la possibilità di continuare a darvi notizie in diretta.

Il 2 febbraio esordisco subito con una "busca de caza”. Magnifico il posto, e bella la gara. Giudico con Riccardo Rosa e il giudice francese Toulet, ottima persona, ottimo giudice, gentile e cordiale. Una giornata decisamente piacevole, con splendidi terreni, sole, bravi cani e tante, tante pernici. Vince Filippo Mattei con il buon Cézane, Sanz e Guillame piazzano altri ottimi allievi.

Nel frattempo, in "gran busqueda”, schioccano i CAC di Desianensis Linux, Milady dei Mascii e Rapace del Sole. Al barrage, uno dei pochissimi che sono riuscito a vedere (non per mia pigrizia, credetemi) Rapace, non per sua colpa, parte non bene, ma recupera celermente la posizione e sciorina un turno stupendo, da par suo. Milady, dalla prorompente azione, macina terreno con baldanza fino ad esagerare. Linux fa un barrage superlativo, apparentemente impeccabile, ma, al momento di chiudere, si mostra ormai fuori dalla portata dei richiami del suo conduttore. Risultato: CACIT a Rapace e Riserva a Milady. Questo esito, credo che contribuisca, insieme con gli altri di questi giorni, a porre le basi per le ormai prossime scelte del C.T. Bonacina.

E passiamo al giorno successivo, lunedì 3 febbraio. Si parte tardi, troppo tardi. Dobbiamo fare molta strada, tornare a Paradas, anzi, addirittura oltrepassarla. Un lungo viaggio, durante il quale si scatena anche un intenso temporale, che ci obbliga a fermarci. Insomma, la gara inizia a un'ora in cui non dico che sarebbe dovuta finire, ma quasi. Tra l'altro si va in una zona in cui i collegamenti si palesano subito piuttosto problematici, e gli incontri si fanno forse troppo desiderare. Morale della favola, si termina a buio pesto. Comprensibili i rimpianti e le recriminazioni di un paio di conduttori, specie uno, che si vedono negato il punto per motivi di invisibilità delle pernici a causa delle tenebre (e si consideri che qua fa buio dopo le 7 di sera!). In conclusione, chiudiamo con quattro cani in classifica, tutti all' Eccellente. Sono, nell'ordine, i pointer Igor di Girandola, Talù di Nuziata, Figaro di Girandola, e il setter Cromo di Sanna. Una sola batteria ha il CAC, che si trasforma automaticamente in CACIT: Camerata, setter di Targetti. Mi riferiscono, unanimemente, coloro che hanno assistito, che il pupillo di Lello Lamberti ha squadernato una prestazione di livello decisamente alto.

Martedì 4 febbraio, terzo e ultimo giorno a Osuna (peccato, wi-fi a parte si stava così bene!). Premessa: i terreni di Osuna sono, e non lo dico certo per quelli che li conoscono bene, quanto di più bello e coinvolgente si possa immaginare. In una parola: la sublimazione del trialer. Tuttavia, può capitare di ritrovarsi, pur nell'amplissimo respiro degli orizzonti (quelli che Chelini definì, in altra epoca e altro contesto, gli infiniti orizzonti della grande cerca), di ritrovarsi, dicevo, in un fondo che potrebbe condividere il nome con un famoso e celebrato, nonché costosissimo, vino toscano: una sassicaia! Se si aggiunge che una parte dei terreni sono, per motivi logistici, inaccessibili, ecco che le difficoltà diventano senz'altro non marginali. Al tal segno che un paio di richiami, tra cui quello di Camerata, di nuovo protagonista di splendido turno, risultano purtroppo materialmente ineffettuabili. Vince con la qualifica di eccellente un pointer, Gari, condotto da Montes, molto interessante: galoppo decisamente di buon livello, azione impetuosa di grande tensione e continuità, cerca nella grande nota. Vietano il rilascio del CAC la mancata constatazione della presa di punto, e una licenza a fine turno. A seguire, il setter Jort, di Forti, con l'Eccellente, e il pointer Geri, di Montes, con il Molto Buono.

In questa stessa giornata, sono quattro i CAC di batteria: i pointer Dora de los Ponjales (Garcia Vicent) e Mosè del Sargiadae (Girandola) e i setter Buk (Lombardi) e Marzale's Eufrate (Bruni). Il barrage, disputato, se non erro, a Jerez, decreterà la vittoria di Mosè, con Riserva a Buk.

A notte, trasferimento a Chiclana de la Frontera, con mio, come di moltissimi altri, alloggiamento all' hotel Iberostar Andalucìa Playa. Gran comfort, ma, ahimè, ancora difficoltà insormontabili con la wi-fi! Penso che la rete wireless, negli alberghi, sia ancora, incredibilmente, non dico una chimera, ma comunque una speranza un po' aleatoria. L'unica soluzione sicura, a tutt'oggi, rimane la connessione via cavo in camera. Chiusa la parentesi.

Il primo giorno delle grandi gare di Jerez riserva una imprevista, quanto indesiderabile, sorpresa. Il grande, tradizionale, ma lentissimo, raduno alla Cruz del Pedroso si svolge sotto un acquazzone incessante. Per tale motivo, dopo lunghi e contrastanti conciliaboli, viene alfine deciso, sia pure a malincuore, l'annullamento della gara per impraticabilità del campo.

L'indomani, arriva la seconda delle uniche due giornate di sole, o solicello; comunque con vento e temperature invernali. Sono alla Peñuela: bei terreni, alcuni con pendenze accentuate, e buona presenza di pernici. Vince la batteria Upper della Cisa, pointer chiaramente di classe, condotto da Maggiolo, che piazza anche il setter Or al secondo posto. Ci sono, quel giorno, quattro cani, tutti e quattro pointer, con CAC, che, al barrage, si classificano nell'ordine: Cucca's Merilin (Fernadez), Igor (Girandola), Luca dei Scaini (Traina) e Bito (Aragon).

Siamo già all' ultimo giorno di gare, vigilia di Coppa. Alcuni cani, già in squadra, se ne stanno a riposo, o alle ultime rifiniture. A me tocca una batteria di "busca de caza”, in terreni quasi impossibili. Vediamo qualche cane buono, ma non riusciamo a metterne nessuno in classifica. Faccio peraltro la conoscenza, come collega di giuria, di Leonardo Ramirez, ottimo giudice, e persona gentilissima, la cui piacevole compagnia mi aiuta molto a lenire la delusione per una gara dall'esito non brillante.

In "gran busca” CACIT a Demon, di Bourgeois, Riserva a Zar delle Furie dei Biagioni, di Nuziata, CAC a Full di Simeons.

La mattina di sabato 8 febbraio basta aprire la finestra per capire che questa Coppa Europa nasce sotto non propizia stella: oceano imbestialito, in preda a temibile burrasca, vento da non reggersi in piedi, con gli alti palmizi piegati come fuscelli, e acqua a volontà. La presentazione delle squadre è a Paterna de la Ribera. Al coperto, meno male, così ci salviamo dalle intemperie, ma la poca luce impedisce di fare foto decenti a chi non è dotato di apparecchi fotografici professionali. Si intrecciano, nella folta platea, considerazioni, previsioni, pronostici, si consultano febbrilmente il catalogo (che, ahinoi, non riporta le genealogie) e l'elenco dei turni delle due giornate. Ma ben presto ci accorgeremo che la realtà cozza violentemente con le valutazioni tecniche, a causa delle non favorevoli condizioni meteo-ambientali. Io posso solo dire che il nostro C.T. Giuseppe Bonacina (e posso dirlo con sufficiente cognizione di causa, essendogli stato abbastanza vicino in questi giorni) ha operato nel migliore dei modi, con competenza, dedizione, attenzione, capacità, obbiettività, serenità. La squadra è ottimale, e le sue scelte, che scaturiscono dai dati del campo, sono indiscutibili. La squadra nazionale italiana è composta da, in ordine alfabetico: Desianensis Linux, setter maschio bianco-nero, nato nel 2008 da Bobet di Loro Piceno e Asia di Valpanaro (Palaziensis Rambo), allevatore e proprietario Lidio Riva, conduttore Ernesto Pezzotta; Mosè del Sargiadae, pointer maschio bianco-nero, nato nel 2010 da Admiral del Sargiadae e Indiana del Sargiadae (Milord di Groppo), allevatore Silvio Marelli, proprietario Luigi Parpajola, conduttore Stefano Girandola; Picenum Zafir, pointer maschio bianco-nero, nato nel 2009 da Kaster e Picenum Rosy (Picenum Layos), allevatore Americo Procaccini, proprietario Sergio Milia, conduttore Davide Bruni; Rapace del Sole, setter maschio bianco-nero, nato nel 2009 da Orio e Hunac del Sole (Today), allevatore Ivo Geminiani, proprietario Paolo Scudiero, conduttore Rodolfo Lombardi. Riserve: Felix di Loro Piceno, setter maschio bianco-nero, nato nel 2007 da Bigjim e Fiera (Fiero), allevatore Sandro Pacioni, proprietario Giuseppe Anania, conduttore Angelo Testa; Hollywood del Sargiadae, pointer maschio bianco-arancio, nato nel 2008 da Dux del Sargiadae e Jaga (Hardy du Bois des Pèrches), allevatore Silvio Marelli, proprietario Lidio Riva, conduttore Severino Traina.

Sulla carta, le due formazioni più forti e temibili appaiono la Spagna, che schiera uno squadrone, con i setter Leioandi Ciro e Chicago del Baldìo, e le pointer Cucca's Merilin e Dora de los Ponjales, e la Svizzera, che confida sui setter Hectore e Nitro del Zagnis, e sui pointer El Cordobes e Four Roses.

Terminato il cerimoniale, si procede a un laboriosissimo trasferimento sui campi di gara. Siamo tutti, purtroppo, vecchi lupi di Coppa, e perciò ci mettiamo pochissimo a capire che non sarà, quella che stiamo vivendo, un'edizione memorabile. Per due motivi: innanzitutto il tempo, quasi impossibile, e poi la scelta dei terreni, lasciatemi dire, poco felice. Terreni ondulati, in alcuni punti decisamente troppo ondulati, non amplissimi, lontani un miglio, e forse più, dalla "carretera” dove è stato improvvidamente relegato il pubblico, in preda a forte delusione e sconcerto. Diciamo subito che io, come molti, se non tutti, gli altri, ho visto niente, dicesi niente, di ciò che è accaduto in gara. Nemmeno mezzo dei complessivi ventuno turni. Cosa, a mia memoria, mai successa nelle ormai tante Coppe cui ho assistito. E questo, comprensibilmente, è fonte di grave disappunto. Secondo me, quando si organizza una Coppa Europa, e si scelgono i terreni su cui correrla, la primissima cosa, impegnativa e categorica, di cui ci si deve preoccupare, è la visibilità, lo spettacolo. La Coppa non è un fatto privato, né una gara qualsiasi. E' la Coppa Europa! In primis uno spettacolo, da offrire a tanti appassionati che hanno fatto migliaia di chilometri per assistervi. Queste mie considerazioni diventeranno ancor più incredule e amare nei giorni seguenti, quando mi troverò a giudicare la Gara di Eccellenza, prima, e il Campionato europeo Pointer, poi, in zone magnifiche, stupende, e adattissime a disputarvi una Coppa Europa! Mah! Non so. Forse la scelta è stata dettata da ragioni logistico-organizzative che non conosco, ma resta il fatto che la disillusione è stata profonda.

Di tutto ciò che è successo, le uniche cose che sono riuscito a sapere sono dovute a notizie parziali, non sempre chiarissime, e frammentarie, talora in parte discordanti. Il primo giorno, la nazionale italiana cala i due pointer: Zafir al primo turno, e Mosè al nono. L'alunno di Bruni parte bene e si impegna subito in un'eccellente azione, con cerca a tutto campo. A un certo punto, all'estremità destra, il pointer scompare dietro a un rudere, celandosi per un attimo alla vista del conduttore, che corre per riprendere il controllo e portare in avanti il cane. Il quale gira ottimamente e comincia a riportarsi verso sinistra. Purtroppo, in quegli istanti, s'invola una coppia, forse già superata, che induce a previsioni negative. E così puntualmente avviene: Zafir è fuori. Per quanto riguarda Mosè, costui si impegna in una grande nota, ferma sul lato destro senza esito. Poi, rilanciato, porta a termine un turno spettacolare, che gli varrà non uno, ma ben due richiami, a riprova di quanto sia stata formidabile la sua prestazione. Purtroppo, il desiato incontro non ci sarà, e così anche per Mosè nulla di fatto. Tra l'altro, corre l'obbligo di riferire che, essendo insufficienti i terreni, per portare a termine la gara (eppure dieci turni e mezzo non sono poi tanti!) occorre ripartire da capo! Evenienza mai bella anche in una gara normale, sia pure a pernici, ma addirittura deplorevole in una Coppa Europa!

Al peggio non c'è mai fine. E così, il secondo giorno di Coppa si presenta, fin dalle prime ore del mattino, ancor più fieramente avverso del primo. Pioggia continua, senza un minuto di tregua, e visibilità ridotta ai minimi termini: non dico dalla strada, ma anche sul campo! Ancor più intricate, e tutt'altro che facili da capir bene, le vicende dei nostri due setter, Rapace al quattordicesimo, e Linux al diciottesimo turno. Sembra di poter dire che Rapace, in un turno magnifico, si aggiudica punto sulla destra. Rilanciato verso il lato opposto scompare alla vista del conduttore a causa di un avvallamento. Pare che il cane possa essere in ferma, e dunque Lombardi, sollecitato anche dal giudice d'ala, si affretta a sincerarsi. Sfortunatamente, Rapace, nel frattempo, non essendo in ferma, prosegue la sua azione e ritorna verso destra, per cui si viene a creare una malaugurata perdita di contatto che lo porterà fuori controllo. Questa, almeno, è l'interpretazione dei fatti che ho potuto tentare di ricostruire da diverse testimonianze. Quattro turni dopo, Linux si slancia anch'egli in una grande azione. Finché, all'estrema destra, il setter va in ferma. Con il conduttore ancora a distanza vola una coppia, che il cane non vede, per cui, dopo un po', riprende spontaneamente l'azione. E così svaniscono definitivamente le nostre residue speranze di poter mettere anche uno solo dei nostri alfieri in classifica. Per il resto, circolano voci incontrollate che solo la sera, all'Hotel Iberostar Royal Andalus (dove siamo stati nel frattempo trasferiti, e dove, finalmente, la rete wireless funziona a perfezione), al momento della lettura della classifica e delle premiazioni, si riveleranno sostanzialmente veritiere. La vittoria individuale è appannaggio di Cucca's Merilin, la pointer condotta dal bravissimo Pablo Fernandez. Merilin è una pointer bianco-arancio italianissima, allevata dal Dottor Guglielmo Cuccarollo. Nasce nel 2010 da Wolf, celebre figlio del sommo Titan e della indimenticata campionessa Kendy, prole di Lampo, da Alicante della Cisa, e di Asia dell'Elvo, da Ribot della Noce. La madre di Merilin è la grandissima fattrice Isabo' del Sargiadae, madre anche di Dux e di Ether, nonché sorella di Impero e di Indiana (madre di Mosè). Isabo' nasce da Milord di Groppo e Fannì del Nocino, figlia del grandissimo Clastidium Fauno e di Romina, sorella di Ribot e Ronaldo. Come si vede, un pedigree straordinario. Seguono in classifica due cani francesi, uno di Maudet e uno di Bourgeois, e un cane della Serbia, ma anch'egli italianissimo di nascita, Veteran della Vecchia Irlanda, allevato e condotto da Giorgio Baldoni. La Coppa è così, alti e bassi, e risultato sempre incerto e imprevedibile, legato per lo più ai casi della fortuna. E si può tranquillamente perderla anche con una squadra fortissima come la nostra, impeccabilmente selezionata.

Archiviata la Coppa 2014, è la volta della Gara d'Eccellenza. E, come ho detto sopra, mi ritrovo a giudicarla, presidente di giuria Mario Agosteo, e con Dusko Sormaz, in una "finca” che non conoscevo, e di cui ignoro, o non ricordo, il nome, assai lungi dal Pedroso, oltrepassata Medina Sidonia, che è letteralmente le sette meraviglie. Terreni a perdita d'occhio, con ampie e solide strade rettilinee che la attraversano intersecandosi: condizioni ottimali, ideali che avrebbero assicurato alla Coppa ben altra riuscita. Assistiamo a una bella gara, vinta con il CAC dal setter Full, di Simeons.

Nelle altre batterie ci sono tre CAC, a Eugubium Figaro, pointer di Girandola (CACIT), Chicago del Baldìo, setter di Garcia Rico (Ris.CACIT), e Rapace del Sole, setter di Lombardi.

Al mattino seguente siamo al Campionato europeo grande cerca pointer. In giuria con Andreas Rogger (presidente) e Gabriel Ayesta. E c'è subito una gradevole sorpresa: la mia batteria si corre sui magnifici terreni del "Guerra”, dove si corse la precedente Coppa Europa andalusa, nel 2006. Inutile dire che anche qui ci sarebbero stati i presupposti ideali per una Coppa sensazionale, e ben visibile a tutti. Pernici in abbondanza, pressoché per tutti, e vegetazione perfetta. I cani italiani, oggi, sono quattro, dei sette magistralmente prescelti dall' illustre CT Ing. Americo Procaccini: Cleo della Cervara, Mosè del Sargiadae, Igor (condotti da Girandola) e Boss (condotto da Taccon). Vediamo un po' più in dettaglio le loro performance. Boss fa un ottimo turno, esibendo a piene mani quella sua favolosa qualità che promana da tutti i pori. Sarà richiamato, ma purtroppo subendo un infortunio al posteriore destro, che spero non grave. Igor sembra molto in palla. Si aggiudica subito un bel punto in stile ed ottima espressione. Rilanciato prosegue ottimamente e va di nuovo in ferma. Stavolta, al frullo della coppia fa due passi. Rilanciato ancora ferma per la terza volta. Le pernici partono quando il conduttore non è ancora sul cane, e questo ne approfitta per fare diversi passi in più di due. Mosè, impegnato su un terreno apparentemente ideale, ma invece molto insidioso per il fondo pesantissimo, sciorina ugualmente, in virtù del suo giovanile ardore e della sua straripante prestanza atletica, un turno di alto livello per movimento, azione e cerca. Si aggiudica punto, preso quasi in extremis con rimarchevole e lodevole prontezza di riflessi. Nel prosieguo, sul lato sinistro, si palesa una pernice sottovento al lacet, che lo penalizza, per cui alla fine sarà in classifica col terzo Eccellente. Cleo, che deve completare, dopo una prima parte di turno di livello molto alto, quasi allo scadere va a prendersi un punto all'estremità sinistra, con rimarchevole decisione. Sopraggiunge Girandola che invita la sua pupilla a guidare, e lei lo fa in modo egregio, con una ostinata e tenace guidata, fino a che, dopo qualche decina di metri, le pernici si decidono a volare. Perfettamente corretta a frullo e sparo: 1° Ecc CAC. Si è infatti trattato di una azione superba, e sagace, a coronamento di una prova eccellente da tutti i punti di vista. Al secondo posto, con la Riserva di CAC si piazza Attila, l'elegante allievo di Baldoni battente bandiera Serba. Sfoggia il consueto bel galoppo, con bel portamento di testa, e si aggiudica ben tre punti, uno nel turno, e due nel completamento. Se avesse esteso di più un paio di lacet avrebbe potuto probabilmente contrastare la vittoria a Cleo. Dato che nell'altra batteria non ci sono CAC (primo Eccellente Picenum Zafir) le qualifiche della nostra si trasformano d'ufficio in CACIT e rispettiva Riserva.

Seconda giornata di Campionato, stessi terreni e stesse giurie, con scambio dei concorrenti. Gli italiani che passano al vaglio della nostra batteria sono quindi Picenum Zafir e Zivago, e la femmina Milady dei Mascii. Zivago ferma senza esito, poi s'impegna bene, nonostante la pesantezza del terreno, ma successivamente, all'estrema sinistra, gli vengono addebitati pesanti dubbi sul consenso, che lo portano all'eliminazione. Zafir realizza un buon punto in stile poco dopo la partenza. Si cambia terreno, ma dobbiamo immediatamente desistere, causa la sua assoluta impraticabilità per cani, conduttori e giuria. Portato su altro terreno, il cane conferma le ottime note, ma, a un tratto, in piena azione, al frullare di allodole, emette due-tre sommessi scagni, e viene eliminato. Milady fila via che è un piacere, ma elude un consenso e tarda a farsi legare.

Ci sono almeno due turni di grandissimo spessore. Uno è quello di un pointer francese, Elliot, condotto da Bourgeois. Francese, ma con robustissima componente genealogica italiana. Infatti credo che sia un figlio di Mistral del Sargiadae per una figlia di Titan. Azione continua di buon ritmo, cerca ampia e regolare e due ottimi punti, presi e risolti in grande stile di razza. Ma la ciliegina sulla torta è quella della Queen tou Giappou, femmina di allevamento greco ma di proprietà russa. Tiene il campo e il vento in maniera meravigliosa, con azione spasmodica a ritmo vertiginoso. Esplora alla perfezione l'immenso campo di gara, e alla fine prende un gran punto: 1° Ecc CAC, con Riserva assegnata ad Elliot.

Una nota a pie' di pagina la voglio dedicare a un cane della équipe greca, Ranger del Sargiadae, appartenente a Vasilios Sakantanis, e condotto da Paris Eschini. Su terreno allentatissimo mantiene il suo galoppo facile veloce e redditizio, con ottimo portamento di testa. Mentre si porta verso il lato destro, si vedono partire, molto avanti, alcune pernici. Ranger, che non le ha neppure viste, prosegue imperterrito. Dentro di me mi dico: ora, quando tornerà verso sinistra, più in profondità, voglio vedere se dà segni sulla calda. Manco a dirlo, appena giunto nella esatta direzione, Ranger scatta in ferma. Mentre il conduttore si appresta a raggiungerlo, parte un'altra coppia, a notevole distanza. Ranger rimane per un po' in ferma, con ogni probabilità senza vedere le pernici, e poi riprende l'azione. Dopo lunga disamina del fatto, di non immediata e facilissima interpretazione, la giuria, attentamente e accuratamente valutata e soppesata la faccenda, propende per l'eliminazione.

Nell'altra batteria grande exploit di Mosè del Sargiadae che conclude il richiamo con un gran punto. Quindi ci dovrà essere il barrage con Queen per l'assegnazione del CACIT. Dopo bella lotta, il maschio se lo aggiudica, lasciando la Riserva alla femmina.

In definitiva, questo campionato, corsosi quasi interamente, per entrambe le giornate, sotto la pioggia (peraltro nettamente più abbondante e intensa al "Tabajete” che al "Guerra”), si conclude con una piena vittoria del nostro allevamento. Questo avvenimento, di così grande importanza, meriterebbe di essere narrato e commentato con enfasi ancor maggiore. Ma siccome, recentemente, qualcuno mi ha tacciato di "usare troppi paroloni” mi fermo qui.

Aggiungo che, in contemporanea con il Campionato pointer di grande cerca, si è svolto il Campionato setter di prova a starne, dove la squadra italiana, egregiamente selezionata dal CT Fabbricotti, ha conseguito una bellissima vittoria.

L'indomani è il giorno della mia partenza. Visto che ho l'aereo non presto, ne approfitto, prima di incamminarmi verso Siviglia, per seguire, sempre al Guerra, alcuni turni del Campionato setter di grande cerca. In tempo per vedere due magnifici turni, di Besinos Panthos, Grecia, e di Camerata, Italia. Ognuno potrà leggere su internet i risultati completi di queste ultime prove, grande cerca setter e prova a starne pointer, al pari, del resto, di tutte le altre. Mi spiace che in questi due campionati il successo dei nostri cani non sia stato pieno e completo, come avrebbero meritato cani, allevatori, proprietari e conduttori, e, non ultimi, i due bravissimi e scrupolosi selezionatori, Crudeli per la SIS e Bonfante per il PCd'I. In ogni caso, l'onore dell'allevamento italiano, e l'operato dei due eccellenti Commissari Tecnici, ne escono a testa alta.

Mentre volo verso Roma lontana, ripenso a questi sedici giorni trascorsi in questo sempre affascinante angolo d' Europa. Il suo fascino, in effetti, è sempre grande, e intatto, salvo che per una cosa. In questi ultimi anni, sono cresciute come funghi le "pale eoliche”. Ce ne sono, purtroppo, per ogni dove. Moderni eredi degeneri dei giganti donchisciotteschi, a stuprare orrendamente un paesaggio che non se lo meritava.

Oltre a questo, facevo mentalmente un bilancio cinofilo. Ci sono state cose molto belle, e altre assai meno. Cani che sono emersi, ed altri meno. Ci saranno uomini felici, altri tristi, alcuni soddisfatti e raggianti, alcuni delusi. Ma che ci volete fare?... C'est la vie! O meglio, asì es la vida!










Non appena ricevuto l'inaspettato, quanto gradito, incarico di selezionare la squadra italiana di Coppa Europa, la prima cosa cui pensai fu il mio precedente impegno, quello del 1998, in Spagna. Tempi diversi, luoghi diversi, tanta acqua passata sotto i ponti, da allora. Soprattutto, ero io a sentirmi un po' cambiato, diciassette anni non sono pochi. Mi divertivo - ma, allo stesso tempo, provavo un certo comprensibile grado di amarezza - a confrontarmi oggi con me stesso di allora. La passione, l'entusiasmo, erano identici. Ma allora ero ancora quasi un giovincello, e ora quasi un vecchierel canuto e bianco. E anche più smagato, più smaliziato, più esperto. La maggiore esperienza accumulata in tutti questi anni ti rende più cauto, più prudente, forse più saggio. Ma ti toglie anche lo smalto, il ritmo, l'impeto: come succede talvolta ai pointer! Chissà se, soppesando il tutto, ero più indicato ieri, oppure oggi, a fare quello che dovevo. "Dove sono i bei momenti ...” recita una delle più belle arie mozartiane! Tuttavia, tornare a quei bei momenti ti ringiovanisce, e ti ridà, sia pure per poco, la giovanile baldanza utile in questi casi.


In ogni caso, si trattava di condizioni assai diverse che mi si prospettavano. L'altra volta, si trattò di partire per tempo, con in mente i dati raccolti nell'autunno polacco, e poi tutto si sarebbe giocato in Spagna, ad inizio stagione. Ora invece c'era da seguirla per intero, la primavera cinofila, con un susseguirsi rapido di spostamenti, variazioni, mutevolezza di tante cose, di clima, di ambiente, di forma, di vicissitudini, umane e canine.


Come inizio, m'è venuta voglia di andarmi a ripercorrere un po' di storia. Le nostre vittorie, ma anche le nostre delusioni. I tempi pionieristici, e quelli più vicini a noi. I tempi della ferrea dittatura di Giulio Colombo, che avocava quasi sempre a sé il compito di selezionatore, senza il benché minimo timore di creare malcontenti gravi, come la famosa delusione dell' ingegner Bianchi, che costò alla cinofilia italiana il ritiro dalla militanza attiva di un tale personaggio! E il dopo Colombo, quando si sono avvicendati alla guida della Nazionale i più emeriti cinofili dell'epoca. Per diverso tempo, se volevamo vincere, nessuno si faceva scrupolo di mettere in squadra cani di allevamento estero, e neppure di far ricorso a campioni in età decisamente avanzata.


Ricordo, anche se ero un ragazzino, quando Beppe Arzilla confidò a mio padre tutta la sua amarezza per l'esclusione della sua adorata Flossy! E immagino i selezionatori di un tempo, che si trovavano a far da vasi di terracotta tra i due vasi di ferro (Franco Grassi e Mario Marchesi). Oggi si dice che c'è tensione, ma anche ieri non credo che ci fosse tanto da scherzare! Oggi i gentlemen alla Grassi e Marchesi non ci sono più, e nemmeno i professionisti di quei tempi: ma ci sono i professionisti di ora, altrettanto bravi, e loro degni eredi. E forse non troppo più mansueti di quelli!


Le cose son cambiate anche da tanti altri punti di vista. Rammento che, qualche tempo fa, ci fu chi disse, proprio, se non erro, su queste pagine, che i nostri trialer attuali non hanno niente a che vedere con quelli della nostra gioventù. E ricordo anche che io non ero d'accordo. Il trialer è un animo d' eroe in un corpo d' atleta. Ed era così anche allora, perché così fu voluto, e così fu inteso fin dall'inizio. È pur vero che al tempo si correva, in Italia, su terreni dove oggi, anche se ci fossero sempre le starne, non si potrebbe forse correre comunque. Ma i nostri cani, che facevano scorpacciate di starne in Lazio e Toscana, Piemonte e Veneto, andavano a farsi valere - e come! - anche in Francia, e su terreni quasi identici a gli odierni.


Le Coppe dei tempi pionieristici, in Italia, furono corse a Bolgheri, la prima, nel 1950, e poi a Cumiana, ai piedi delle Alpi torinesi, quattro anni dopo, indi a Campoformido, nei piani prossimi a Pasian di Prato, quasi alle porte di Udine, nel 1962, quando l' Italia tornò a vincere, avendo dovuto attendere 12 anni, da quella sua prima vittoria nella Maremma toscana. Ma, guarda caso, l'anno seguente, sulle sconfinate pianure di Artenay, vincemmo ancora, con il trionfo di Vavà del Tidone, di Alighiero, e da lui stesso condotto, e con il contributo determinante di Isbelle de Saint Niel, di Grassi, e di Achim del Cinghio, di Botto. Poi, nel '66, la prima Coppa da me vissuta - non di persona, ma in trepidante attesa!- da noi vinta a Sant'Anna di Chieri, grazie a Or del Cecina (nato a Bolgheri!) e a Finco del Feltrino, con il supporto dei due setter Litz, di Botto, e Raimond's Prince di Pannocchi.


Per farla corta, ciò che mi preoccupava non poco era il dato che, in sessantacinque anni di storia, le nostre vittorie in Francia erano state, fino ad oggi, solo 4: dalla prima del '63, ad Artenay, all'ultima del 1988 a Reims. Da quel momento, ventisette anni di digiuno, pur con qualche giustificatissima recriminazione (quella del 2009 a Courtisol! Quando Mario Agosteo fu costretto a un iniquo "dead heat”).


Qualche volta, nell'addormentarmi, o in sogno, o svegliandomi bruscamente, sono stato perseguitato da quel titolo che I nostri cani dedicò alla Coppa in Francia del 1972: "Vatan amara per la squadra italiana”! Accompagnato da una foto di Oddo e Radice, con dipinta in volto un'espressione tutt'altro che invidiabile.


Ricordo che, ventenne, continuavo a ripetermi: "Ma come! Andiamo là con Aster della Gaia, Poilù, Islo, Sainclair (Botto, Giachino, Grassi, Tempestini) e perdiamo!”. E questo netto ricordo riaffiorava proprio ora, a darmi fastidio e ansia.


Altre ricordanze che mi son sempre state care sono quelle delle Coppe al Mezzano, soprattutto la prima, del 1976, ma poi anche le due successive, 1982 e 1986. La Coppa del 3 aprile del '76 (un brivido a pensare che son passati quarant'anni!) fu mitica. Avevo 23 anni, seguivo già da alcuni anni, con una passione eccessiva, sfrenata, furibonda, la grande cerca, da spettatore assai invadente, di lì a tre anni sarei diventato giudice: uno spettacolo come quello non poteva che legarmi per sempre. Al mattino fui accolto con imprevista, ma meravigliosa, cortesia da Radice, Ammannati, Monaco, Oddo, e molti altri, il che mi fece l'animo stracolmo di gioia. A poco a poco la piazza del municipio di Ostellato si trasformò in una vera adunata oceanica. Migliaia, dico migliaia (non si è mai più vista una cosa del genere) di persone, accorse con ogni mezzo da ogni angolo d'Italia, si riversarono lungo le strade, i canali, gli argini di quella piana sconfinata, a fare il tifo per i loro beniamini, che erano Bouvard del Cerano, Liz, Dun del Meschio e Raf, rispettivamente affidati alla mano magica, magistrale, di Mario Marchesi, Gino Botto, Gelasio Pannocchi e Remo Tempestini. All'inno di Mameli, dinanzi al palazzo comunale, una scarica elettrica e una commozione indescrivibili m' invasero, e molto probabilmente dissi a me stesso: "un giorno, voglio esserci anch'io”.


Dai selezionatori stessi, ma anche più in generale da attenti storici ed osservatori della Coppa, sono state proposte alcune ricette. Molto citata quella attribuita ad Enrico Oddo: l' illustrissimo cinofilo avrebbe sostenuto che la formazione della squadra doveva essere l'amalgama di uno spaccamondo, due utili portatori di fieno in cascina e una nuova stella nascente. Ricetta in sé non priva di suggestione. Ma il grande Oddo è stato tre volte selezionatore di Coppa, e ne ha vinta una sola. Peraltro, appare imbattibile il record del presidentissimo Giulio Colombo: otto volte C.T., ha vinto la prima , e dopo zero su sette!


A quei tempi, erano piuttosto in voga metodi spartani, talora in effetti applicati. Il C.T. convocava, anche più volte, i papabili, sottoponendoli a un vaglio spietato. Per esempio: partenza, cento metri, e legare. Oppure: si mette un cane in ferma a comando e si verificano i consensi. Oppure si scioglie in un mare di lepri, e si salvi chi può. E così via. Ma io credo che siano metodi ormai da abbandonare. Per me, molto meglio attenersi a ciò che si vede in gara, e lasciar lavorare i professionisti, senza fiato sul collo. Loro sanno, meglio di chiunque altro, che cosa fare, e di che tipo di preparazione un cane abbia bisogno. Penso sia inutile, o addirittura controproducente, una eccessiva ingerenza: di gran lunga preferibile lasciarli lavorare in pace, e cercare semmai di capire, dai fatti, dove si può arrivare. Il lavoro del C.T. lo vedo come un'opera assidua, silenziosa, discreta, di attenta osservazione, di raccolta di elementi, anche i più in apparenza marginali, di studio della situazione, allo scopo di giungere a formarsi un intimo, profondo, solido convincimento. Detto questo, sia chiaro che almeno l'80% è fortuna. La Coppa non sono dieci gare: è una gara sola, dove tutto si gioca in dieci minuti scarsi, o la va o la spacca. L'alea è troppo grande per illudersi di poter influire più di tanto. Tuttavia, bisogna arrivare sicuri e convinti al momento decisivo, poi staremo a vedere.


Io a quel tipo di ricette cui accennavo sopra ho sempre creduto poco. Ricordo nitidamente che nel '98 in Spagna, la sera che comunicai la formazione della squadra, ci fu chi fece tra i presenti una serie di interviste lampo, che vennero poi pubblicate su I Nostri Cani. Uno degli intervistati rispose: "E' una squadra a tre punte, speriamo bene ...”. Nel calcio, come in cinofilia, e forse anche in altre cose, ho sempre preferito l'attacco, a viso aperto. Riguardo ai criteri di scelta in Coppa, è sempre stato forte il convincimento che occorrono cani che raggranellino punti. Ma quelli, più o meno, ce li hanno anche gli altri. L'unica differenza è che noi invece abbiamo i Campioni, e per vincere, anche in una gara a squadre, ci vogliono i Campioni.


Certo che l'impegno non è dei più leggeri. Vieni nominato a novembre, e devi andare subito in Serbia. Alla fine di gennaio, o primi di febbraio, dodici giorni in Spagna. Breve riposo, e di nuovo quindici giorni in Serbia. Torni a casa, due giorni di tregua, e via, altri dieci giorni in Francia. Ma non a scrivere teorie: a scarpinare tutti i giorni da mane a sera nel fango e nel freddo, sotto il vento (certe volte irresistibile), la pioggia, la grandine o la neve. Occorre una passione sconfinata, un po' di resistenza alla fatica, e non aver da fare nient'altro!


Le alterne vicende della storia di Coppa, sono un po' legate, per noi, alle ere della nostra cinofilia dei cani inglesi da ferma. C'è stata l'epoca di Bolgheri e Spedaletto, Cavaglioni e Santa Luce, di Sutri, Settevene, Cipollara e Valle Antica, del Mezzano ecc. Poi quella dell' Istria. Quindi quella della Croazia. Poi, l'epopea grandiosa della Polonia. Infine, è arrivata l'era della Serbia. Tutti questi diversi periodi, queste situazioni, queste opportunità hanno segnato e improntato le nostre possibilità di allevare, scegliere, selezionare, portare avanti i giovani, allenare, gareggiare, essere competitivi a livello internazionale, con una profusione di lavoro inimmaginabile e un sacrificio e uno sforzo immane, di tutti i tipi, ai limiti delle possibilità umane. Ora, senza ombra di dubbio, stiamo vivendo l'era della Serbia. Qualcuno, a più riprese, ha pensato bene di sollevare dei dubbi, avanzare delle perplessità. I cani italiani sono ormai abituati da un decennio alla Serbia, con i suoi terreni particolari, per lo più letteralmente infarciti di starne. Pensare di prenderli, e, di punto in bianco, farli sbarcare in Francia, in una realtà completamente diversa, e particolarmente difficile, dove non hanno mai messo piede, e pensare che si comportino da trialer imbattibili, e possano vincere, sarebbe una pia illusione, una mera velleità. Io invece penso - non da ora, da molto tempo - che proprio quei terreni rappresentano il più duro e selettivo banco di prova, lì si separa il grano dal loglio. E' in quell'ambiente favoloso che il cane impara il mestiere, apprende a ragionare, forma e tempra il suo essere canis avicularis, affina le sue armi, esercita il suo talento. Un grande cinofilo mi ha più d' una volta ricordato il detto di un famoso allevatore del passato: prima la testa, poi il naso e poi le gambe. Ebbene, siamo partiti il 18 marzo dalla Serbia, siamo sbarcati pochi giorni dopo in Francia, dove il 22 era in programma, ad Arras, il Prix Navette, e il giorno dopo il Prix Mairesse. Poi tutti ad Aubeterre, per l' Open de France. Quindi a Vitry-le-Francois, per i due giorni di gara a Chatelraould. Dopo a Connantre, per la Coppa, seguita dal Prix d' Excellence. Infine a Bapaume, per i Campionati, setter e pointer. Risultato: abbiamo vinto quasi tutto noi, a gli altri son rimaste le briciole.


Il lungo periodo durante il quale ho seguito le prove è stato molto importante e molto fruttuoso. In particolare, mi attendevo rilevanti indicazioni dalle prove in Andalusia. Terreni amplissimi e lievemente ondulati a Osuna, fondo in certi casi terribile, perché tipicamente sassoso. Invece, quelli di Jerez alquanto diversi, più gibbosi, con grano più alto, dove emergono i cani collegati, che sanno trarre vantaggio dal senso delle misure, delle geometrie, dai punti di riferimento, che sanno mantenersi equilibrati, anche in presenza di uccelli così particolari, difficili da trattare, tentatori, come le pernici rosse. Far bene in Spagna l'ho sempre ritenuto un gran bel titolo, molto autorevole e prestigioso. Purtroppo, su quei terreni, per il tipo di fondo, il rischio di infortuni è sempre in agguato, e anche stavolta sono state mietute vittime molto illustri. Il che ha creato apprensione e dubbi, che in qualche caso si sono risolti positivamente, in altri purtroppo no. E' sufficiente scorrere le classifiche per constatare come alcuni cani si siano messi meravigliosamente in luce, e questo mi ha confortato moltissimo.


Poco dopo è stata la volta della Serbia. E chi aveva brillato intensamente a novembre, e poi in Spagna a febbraio, ha continuato a brillare anche in marzo a Niš, quando il fatidico appuntamento cominciava ad approssimarsi rapidamente. A questo punto, è stato necessario approfondire certi aspetti, riflettere attentamente, e iniziare ad entrare in maggiori dettagli circa la programmazione e la preparazione dei cani riguardo all'obiettivo principe. Quella espressione che usò, parlando con me, un grandissimo professionista, mi piacque assai, e mi è rimasta impressa: a un certo punto, deve prevalere "la cultura del Campione”, diventa necessario, imperativo, che tutto sia subordinato, e finalizzato, alla sua tutela e salvaguardia. Il resto può, anzi deve, passare in secondo piano. Questo, per me, è fondamentale. E contraddistingue il preparatore di classe superiore. Nonché il C.T. accorto, prudente e saggio. Niente fretta, i fuoriclasse vanno saputi rispettare e aspettare, per quando arriverà il loro momento, in cui sapranno ricompensarti.


Nel frattempo, ci sono state anche complicazioni. Per ragioni diverse, ho potuto accertare che molto probabilmente non avrei potuto contare su almeno un paio di cani sui quali riponevo la più grande stima e fiducia. Ma avevo alternative, fortunatamente. Come ebbi modo di dire non molto tempo fa proprio su queste pagine, i cani bravi c'erano, e non erano pochissimi. Il che non toglie che certi cani sarebbe un'immensa soddisfazione portarli in Coppa, e doverci rinunciare dispiace, e parecchio.


Alla fine, è giunto il momento di andare in Francia: alcuni giorni a disposizione per trovare le conferme che cercavo. E le ho trovate. Ho deciso la squadra, senza tentennamenti, senza dubbi, senza esitazioni, in piena tranquillità: titolari Desianensis Linux (Ernesto Pezzotta), Mosè del Sargiadae (Stefano Girandola), Nolo del Zagnis (E.Pezzotta), Picenum Zafir (Davide Bruni), riserve (pronte a scendere in campo, nel caso fosse necessario) Camerata (Emanuele Targetti) e Hollywood del Sargiadae (Severino Traina). Una squadra forte, molto, ma molto forte, composta da cani e uomini di altissimo profilo: cani sensazionali, affidati a persone altrettanto eccezionali. Come scrisse Giulio Colombo, citando Tesio, per vincere non basta un buon cavallo.


Memore di quel che successe l'anno scorso in Spagna, con la Coppa martoriata dal maltempo, probabilmente la mia cura maggiore erano le condizioni meteorologiche. Invece, per fortuna, abbiamo avuto due belle giornate. Con il tempo buono, e con la presenza di familiari e amici, ero nel migliore stato d'animo del mondo. E questo, per affrontare bene la più importante gara del mondo, è decisamente un buon inizio.


Il sorteggio aveva decretato che il primo giorno corressero i nostri due setter, Nolo del Zagnis e Desianensis Linux, rispettivamente al 5° e al 7° turno. Prima che tocchi a Nolo, ci sono alcuni cani che vanno a punto, ma niente di preoccupante, anche perché appartengono ciascuno a nazioni diverse. Finalmente, è il momento di Nolo. Terreno amplissimo, in parte arato, in parte coltivato a frumento e colza. Il vento ci dà qualche pensiero, perché abbastanza sostenuto, ma con direzione ancora mutevole. L'allievo di Pezzotta, appena partito, si vede subito che è in grandissima condizione. La cerca è estesissima, di ottima profondità, ben bilanciata, e sempre sul vento, l'andatura è estremamente sostenuta e continua, l'azione splendida. In un lunghissimo lacet a destra avverte, rimonta e ferma. Pezzotta ha da fare moltissima strada, ma sembra che voli! Finalmente arrivato al cane, lo invita a guidare, e Nolo lo fa meravigliosamente bene. Guida a lungo in grande stile, alla fine blocca e risolve correttamente. Il turno però è interrotto per eliminazione della compagna di coppia, dunque Nolo dovrà completare ancora qualche minuto.


Al settimo turno ecco Linux. Interpretazione come al solito estrema della grandissima nota. Purtroppo, a un certo punto, oltrepassato un lieve dosso, scompare sul lato sinistro, e poi si porta troppo in profondità, finendo fuori mano. Un duro colpo, ma abbiamo ancora l'ottima chance di Nolo. Il quale, nel completamento, conferma tutto ciò che di bello ci ha fatto vedere nel primo turno, e va ad aggiudicarsi un altro grandissimo punto da par suo. Il sublime fuoriclasse, ancora una volta, ha voluto imprimere il suo aureo sigillo: grazie Nolo, e grazie Ernesto! Sono al settimo cielo, ma è troppo presto per farsi prendere da prematura euforia. Certo che è comunque molto difficile trattenere l'emozione e la gioia, e il Campione viene accolto al rientro da una vera ovazione. Inutile aggiungere che il proprietario, Prof Tosi, è raggiante, e l'allevatore, Liberino Zagni, non meno di lui!


La prima giornata si conclude con quattro cani in classifica, ma nessuna squadra ne ha più di uno. Le speranze sono decisamente buone.


"Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie ...”. Anch'io, sinceramente, ho avuto un sonno decisamente ristoratore, ma il risveglio non ha recato buone novelle: tempo da lupi!!! Sulla N4, la strada che va da Nancy a Parigi, ci accompagna una furibonda tempesta di vento, acqua, grandine, nevischio. Non ci voleva, è un vero guaio. Poi, all'improvviso, quando ormai siamo prossimi a Connantre, il temporale si placa, e, a poco a poco, vien fuori una giornata tranquilla e soleggiata, di ottimo auspicio.


La sorte ha voluto che oggi scendano in campo i nostri due pointer. Abbiamo Mosè del Sargiadae al 5° turno, e Picenum Zafir al 9°.


Il terreno dove dovrà correre Mosè non è dei migliori, soprattutto in considerazione del fatto che, pur vastissimo, non è in piano, ma in leggera costante ascesa da sinistra verso destra, fino al crinale, al di là del quale c'è un nuovo lieve avvallamento, su cui si estende un immenso arato, che poi risale verso il grano. Ma il problema è che il vento non ce l'abbiamo in faccia, ma bensì nettamente obliquo da destra. Mosè parte a tutta manetta, grande galoppo e portamento di testa, azione potentissima, cerca a tutto campo, perfettamente sul vento, e perciò in diagonale: è matematico che il cane arriverà ad affacciarsi in cima al clivo dal lato destro. Fino al sesto, settimo minuto il nostro pointer dà spettacolo, ma per ora le starne si fanno desiderare. Col procedere della sua magnifica galoppata, il nostro Campione raggiunge il crinale, lo supera, e scompare alla vista. Girandola corre verso l'altura, per poter vedere il cane, il quale si getta avidamente verso il grano finché, al termine di apertura chilometrica, vira e si riporta ottimamente sul percorso. A un certo punto avverte, taglia il lacet, risale, e poi, nel riprendere la piena azione, anziché mantenere la linea precedente, guadagna spazio in avanti e termina troppo in profondità.


A questo punto, comincia a subentrare l'ansia, inutile negarlo. Tutto è affidato a Zafir, in cui nutro peraltro una fiducia sconfinata, ma, come dicevamo, … la palla è rotonda.


Zafir è al 9° turno, il penultimo. Conosco Bruni, e so quanto vale. So anche quanto, e come, ha lavorato in tutto questo tempo, portando Zafir gradualmente al massimo della condizione, e sono sicuro che Zafir, un cane di gran classe, ce la metterà tutta per farci felici. Però ho anche scolpite indelebilmente nella memoria quante cocenti delusioni in passato son venute, in Coppa Europa, da tanti altri cani altrettanto formidabili. Sono certo che Zafir farà bene, ma sono al contempo consapevole che l'errore purtroppo è sempre in agguato. Non resta che attendere, e sperare.


La carovana si ferma lungo una stradina che fiancheggia a buon vento un magnifico terreno. C'è subito, lungo strada, un grande frumento promettente, poi un arato, poi ancora grano, e un immenso campo di colza, laggiù in fondo, al di là del frumento. A las cinco de la tarde la giuria si posiziona, e il presidente convoca i cani al centro. Via, partiti! Zafir attacca a pettinare pancia a terra il coltivo, sempre con la sua testa rivolta verso il cielo. Il vento è quello giusto, netto e costante. L'azione del pointer è concentrata, tesa, avida. Allontanandomi dalla strada, mentre seguo il cane, a un tratto mi volgo, solo un istante: ci sono alcune persone, in fila sulla stradina, una accanto all'altra, che mi sono care. Il loro viso è immobile, lo sguardo intento, sperano e aspettano la stessa cosa che spero e aspetto io. A mano a mano che mi allontano si confondono laggiù, ma li sento vicini, come fossero accanto a me. E Zafir continua imperterrito a divorare terreno: mentre lo fa, è come se fosse un mio cane, mi infonde una indicibile tenerezza, e penso "Ti prego, non tradirmi!”. Mesi di lavoro, di faticoso impegno, studio, ansie, dubbi, indagini, riflessioni, ogni pensiero sempre rivolto a una sola cosa: ecco, finirà tutto qui, tra pochi minuti, in un modo o nell'altro. Nel frattempo, Zafir ha finito di pettinare il grano e comincia a tagliare con coraggio e decisione l'arato. Al di là del quale lo attende, forse, chissà … Non faccio altro, maniacalmente, in continuazione, che guardare l'orologio, i minuti volano, il tempo fugge. Il galoppo di quel pointer sembra ritmare il battito del cuore, e viceversa. L'alunno di Bruni stacca un lacet infinito sulla sinistra, verso l'angolo estremo tra grano e ravizzone. E' quasi in fondo quando, d'improvviso, avverte, fila, e blocca. Il conduttore corre, il giudice d'ala corre, io corro: sono attimi di palpitazione al limite del sopportabile. Mi fermo, e inquadro la scena nel binocolo. Bruni, finalmente, è alla coda di Zafir, che guida brevemente, si blocca di nuovo, e … risolve!!! Il conduttore lega il cane, immobile come una statua. La giuria suona la tromba.


Federico Tesio racconta che, in un pomeriggio della fine di giugno del 1938, al Bois de Boulogne, ippodromo di Longchamp, mentre guardava Nearco in dirittura d'arrivo del Grand Prix de Paris, appena vide Gubellini, all'ultimo furlong, allungare le braccia sul collo di Nearco, e questi scattare come una molla, abbassò il binocolo, era fatta! Pure io ho abbassato il binocolo, e per un solo istante sono rimasto immobile, chiedendomi sogno o son desto? Per un solo attimo, però. Subito dopo, anch'io ho detto: "è fatta!”, e poi ho alzato le braccia al cielo. Quelli che assistevano da lunge hanno capito, e dapprima con circospezione, ma poi di corsa, si sono precipitati in campo.


Inutile dire le lacrime, la gioia incontenibile, gli abbracci. Chi non condivide questa divorante passione non può capire, e chi la condivide non ha bisogno di tante parole. Ma vivere questi momenti con le persone care, e abbracciarle mentre le lacrime di gioia e di emozione e di commozione scorrono a fiotti è un'esperienza unica ed eterna.


Doverosi, ma ormai privi di effetto, i consigli alla prudenza, ancora non era finita. Per me, la prudenza non è mai troppa, ma stavolta no, e i tappi di champagne, e una bottiglia di whisky thirty year old, scappata fuori al momento più adatto, e i brindisi non ne volevano più sentir parlare di prudenza e self-control. Una bellezza senza eguali il giubilo, la gioia ormai irrefrenabile tra tutti noi italiani lì presenti, soprattutto allenatori, proprietari e allevatori. Con Jessica, Eleonora e Guido, Bruni e Pezzotta, Libero Zagni e il professor Tosi, l'avvocato Milia, Procaccini, Anna, Claudia, Christina, Beata, Agosteo, Antonella, Pietrino Miluzzi, il resto della squadra, in primis Targetti e Traina, e tutti, tutti gli altri insieme. Sempre accanto a me, fin dal primo giorno in cui partimmo dall' Italia, Silvio Marelli, cui devo un tributo di particolare riconoscenza, per il suo continuo sostegno, e la sua signorilità. Siamo ancora lì tutti a festeggiare e ho la splendida gioia di ricevere per telefono, dall' Italia, condivisioni di giubilo che mi toccano profondamente, da amici come Vincenzo "Ercolino” Marzano, Elisabetta Bucalossi, Giancarlo Trivellato, Rudy Lombardi (gran maestro, una istituzione della cinofilia mondiale).


La gara volge in breve al termine, come previsto senza scossoni e sussulti. La Giuria si riunisce, e il presidente Sormaz, con a latere Urra e Nobile, legge la classifica: CAC a Nolo del Zagnis, Eccellente a Picenum Zafir. Abbiamo vinto!!! La Coppa torna in Italia!!!



 




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